Non è finita la vicenda legata alla costruzione dell’Osservatorio FlyEye dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sul Monte Mufara, in Sicilia. Dopo il via libera del Tar di ieri, che ha respinto il ricorso delle associazioni ambientaliste, queste non ci stanno e annunciano che faranno ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. “Procederemo alla predisposizione di un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per violazione della convenzione di Aarhus e delle norme comunitarie su diritto ambientale e sulla partecipazione ai procedimenti decisori, nonché alla individuazione del giudice competente sugli atti dell’Agenzia Spaziale Europea, la quale ritiene di godere di una immunità di giurisdizione, aprendo una grande questione di rispetto dei principi costituzionali e del diritto nazionale su tutela dell’ambiente e del paesaggio e partecipazione dei cittadini“, affermano le associazioni ambientaliste Club alpino italiano, Legambiente Sicilia, Lipu e WWF Sicilia all’indomani della decisione dei giudici della prima sezione del Tar, presieduta da Salvatore Veneziano, che hanno respinto la loro richiesta di sospensiva, dichiarandola irricevibile per tardiva impugnazione degli atti, della costruzione dell’osservatorio FlyEye sul Monte Mufara, a quota 1.865 metri sulle Madonie, nel Palermitano.
I giudici amministrativi, affermano gli ambientalisti, “non hanno esaminato in alcun modo i numerosi profili di illegittimità evidenziati dalle associazioni, ma il provvedimento finale di autorizzazione dell’opera, determinazione conclusiva della conferenza di servizi del 23 maggio 2023 e il successivo nulla osta dell’ente Parco delle Madonie del 9 maggio, reso per fare valere la deroga ai vincoli, è da ritenere inefficace“. Da ciò deriverebbe che i vincoli cui è soggetta l’opera “sono quelli in vigore al maggio 2023 e che la realizzazione dell’osservatorio non beneficia del regime derogatorio discendente dalla norma nazionale entrata in vigore nell’agosto 2023, successivamente alla chiusura del procedimento in conferenza di servizi; norma voluta dallo Stato e dalla Regione proprio per superare i vincoli ordinari che non consentono la realizzazione dei previsti imponenti lavori edilizi e di sbancamento“. Pertanto il vincolo di inedificabilità assoluta su Monte Mufara è ritenuto dalle associazioni vigente e “pienamente operante e ostativo alla ripresa dei lavori. Stiamo predisponendo a tal fine una diffida alle autorità responsabili della garanzia dell’integrità degli aspetti paesaggistici e forestali dei luoghi, tutelati dalle norme penali“.
“L’ESA e i suoi facilitatori locali, che hanno gestito procedure confuse e irrituali, hanno scelto la linea dello scontro frontale così sottraendosi all’esame delle osservazioni di merito sia di legittimità che progettuali: ciò renderà il percorso dell’osservatorio non condiviso, irto di scogli e di imprevisti”, concludono le associazioni ambientaliste.
