Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, pubblicato questa settimana su JAMA Internal Medicine, ha confermato che l’uso della semaglutide, un farmaco per la perdita di peso, non aumenta il rischio di sviluppare sintomi depressivi, pensieri suicidi o comportamenti suicidi nelle persone senza disturbi mentali preesistenti.
La semaglutide e il suo impatto sulla salute mentale
La semaglutide, originariamente sviluppata come trattamento per il diabete di tipo 2, si è rapidamente affermata come uno strumento cruciale nella gestione del peso. Questo farmaco iniettabile, somministrato una volta alla settimana, è stato accolto favorevolmente dagli operatori sanitari per la sua capacità di ridurre il peso corporeo di base fino al 10-15%, come dimostrato dagli studi clinici. Con la crescente popolarità di questo trattamento, si prevede che nel 2023 ben 5 milioni di americani avranno ricevuto una prescrizione di semaglutide, con quasi il 40% di questi utilizzatori che la impiegano per la gestione del peso.
Tuttavia, l’aumento dell’uso di semaglutide ha sollevato preoccupazioni riguardo ai potenziali effetti collaterali sulla salute mentale. In particolare, la FDA (Food and Drug Administration) e l’Agenzia europea per i medicinali hanno avviato un monitoraggio attivo sulla sicurezza psichiatrica del farmaco, dopo che sono state segnalate situazioni di depressione e comportamenti suicidi in alcuni pazienti.
Lo studio STEP e i suoi risultati
Guidato da Thomas Wadden, professore di Psicologia in Psichiatria e ex direttore del Centro per i disturbi del peso e dell’alimentazione della Penn, lo studio ha analizzato i dati di oltre 3.500 partecipanti provenienti da quattro studi clinici principali, noti come STEP (Semaglutide Treatment Effect in People with Obesity). Questi studi hanno avuto un ruolo chiave nell’ottenere l’approvazione della FDA per l’uso di semaglutide 2,4 mg nel trattamento dell’obesità.
Secondo Wadden, “gli studi STEP forniscono una forte evidenza che semaglutide 2,4 mg riduce il peso corporeo e migliora numerose complicazioni di salute associate all’obesità“. Ha inoltre aggiunto: “Le nostre nuove analisi forniscono la certezza che il farmaco, se assunto da individui privi di problemi di salute mentale significativi, non aumenta il rischio di depressione, pensieri suicidi o comportamenti suicidi“.
Il team di ricerca ha utilizzato strumenti validati come il Patient Health Questionnaire-9 (PHQ-9) per monitorare i cambiamenti nei sintomi depressivi e la Columbia Suicide Severity Rating Scale per valutare l’ideazione e il comportamento suicida. Durante i 68 settimane di osservazione negli studi STEP 1-3, non è stato rilevato un aumento del rischio di depressione grave o pensieri suicidari nei partecipanti trattati con semaglutide rispetto a quelli che hanno ricevuto un placebo.
Lo studio STEP 5
Risultati simili sono stati osservati nello studio STEP 5, durato 104 settimane, dove solo l’1% o meno dei partecipanti ha riportato pensieri o comportamenti suicidi, senza differenze significative tra coloro che assumevano semaglutide e quelli che prendevano il placebo. Inoltre, solo il 2,8% dei partecipanti trattati con semaglutide ha richiesto una valutazione psichiatrica per depressione, un dato inferiore rispetto al 4,1% del gruppo placebo. Questi tassi sono allineati con il rischio di depressione significativo nella popolazione generale.
Gregory Brown, coautore dello studio e direttore del Penn Center for the Prevention of Suicide, ha sottolineato che “è certamente possibile che le persone con sovrappeso o obesita’ che assumono semaglutide possano manifestare sintomi depressivi o ideazione o comportamento suicida, ma i dati suggeriscono che le persone che non assumono semaglutide, nel gruppo placebo di questo studio, hanno la stessa probabilita’ di manifestare queste condizioni“. Inoltre, ha osservato che i risultati dello studio sono coerenti con l’analisi più recente della FDA, la quale non ha trovato “prove che l’uso di questi farmaci provochi pensieri o azioni suicide“.
Nonostante questi risultati rassicuranti, Wadden ha precisato che “sono necessari ulteriori studi sulla sicurezza psichiatrica di semaglutide 2,4 mg quando viene utilizzato da persone con disturbo depressivo maggiore in atto, altre gravi malattie mentali, come la schizofrenia, o una storia di tentativi di suicidio“. Questo perché tali condizioni non erano rappresentate negli studi STEP, suggerendo la necessità di ulteriori ricerche per garantire la sicurezza di tutti i pazienti.


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