Con l’avvicinarsi dell’inverno nell’emisfero settentrionale, il panorama sanitario si prepara a fronteggiare una sfida complessa: quella che alcuni esperti stanno definendo una “tripledemia”, ovvero la coesistenza di tre minacce virali simultanee. Questo termine fa riferimento alla possibile convergenza di casi di COVID-19, influenza e virus respiratorio sinciziale (RSV), ciascuno dei quali ha dimostrato la sua capacità di diffondersi in modo pericoloso durante i mesi freddi.
La minaccia combinata di questi tre virus non è una novità assoluta. Da quando il COVID-19 ha fatto la sua comparsa nel 2020, il mondo ha sperimentato ondate stagionali di influenza, alle quali si sono aggiunte quelle del coronavirus. Anche l’RSV, meno noto al grande pubblico ma ben conosciuto dagli esperti in sanità, ha contribuito a riempire gli ospedali nei periodi invernali. Ma cosa rende questo particolare momento dell’anno così critico?
Un inverno di virus respiratori
L’inverno è storicamente una stagione ideale per i virus respiratori. Le temperature fredde, il maggiore tempo trascorso al chiuso e l’umidità più bassa creano un ambiente favorevole alla loro diffusione. La combinazione di questi fattori porta a un incremento delle infezioni, aggravato dalla continua circolazione del COVID-19, che sembra non volersi fermare.
Secondo i dati del COVID Data Tracker dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) aggiornati al 5 ottobre 2024, negli Stati Uniti si registra una temporanea diminuzione dei casi di positività al COVID-19. Tuttavia, la stagione influenzale è ancora all’inizio e il timore è che, in alcune regioni, questa diminuzione sia solo temporanea. Dall’altra parte dell’Atlantico, la situazione è diversa: il Regno Unito, ad esempio, ha già segnalato un aumento significativo nei ricoveri ospedalieri e nei decessi legati al COVID-19.
In Europa, secondo Politico, sono l’Italia, la Slovenia, Cipro e l’Austria i Paesi che attualmente registrano i tassi più alti di nuovi casi di COVID-19. Il virus, che ormai conosciamo bene, sembra ripresentarsi in modalità stagionale, con ondate ricorrenti che si intensificano durante i mesi più freddi, ma è soprattutto la possibilità di un “mix” tra COVID, influenza e RSV a preoccupare.
Tripledemia: cosa c’è da temere?
La possibilità di una tripledemia pone una serie di interrogativi importanti. Il COVID-19, nonostante sia stato contenuto in molti Paesi grazie alle vaccinazioni e ad altre misure sanitarie, continua a presentare varianti pericolose come la XEC, che ha iniziato a diffondersi. L’influenza stagionale, che conosciamo da decenni, rappresenta ancora una minaccia significativa, in grado di causare gravi complicazioni, soprattutto nelle persone anziane e nei soggetti con patologie croniche.
Il virus respiratorio sinciziale (RSV), invece, è meno noto al grande pubblico ma non meno pericoloso. Questo virus, che solitamente si presenta con sintomi simili a quelli di un comune raffreddore, può evolvere in gravi infezioni polmonari, specialmente nei bambini sotto i 5 anni e negli anziani. Negli Stati Uniti, l’RSV è stimato essere la causa di circa 6.000-10.000 decessi tra gli adulti più anziani ogni anno.
Il punto cruciale è che questi tre virus, insieme, potrebbero mettere una pressione senza precedenti sui sistemi sanitari già provati da anni di pandemia. Secondo Steve Russell, direttore nazionale del NHS per le vaccinazioni e lo screening: “Con i nuovi dati che mostrano migliaia di decessi associati a COVID e influenza negli ultimi anni, è chiaro che la minaccia dei virus invernali è fin troppo reale ed è fondamentale che chiunque sia idoneo accetti l’offerta di vaccinarsi”.
Vaccini: la nostra prima linea di difesa
La buona notizia è che esistono vaccini per tutti e tre i virus che potrebbero contribuire alla tripledemia. Il vaccino antinfluenzale è già disponibile per la stagione 2023-2024 e i vaccini COVID-19 sono stati aggiornati per coprire le varianti più recenti. Una grande novità è rappresentata dal vaccino contro l’RSV, approvato nel 2023 dalla Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti e che, secondo uno studio pubblicato su The Lancet, è risultato efficace all’80% nel prevenire l’ospedalizzazione negli adulti di 60 anni e oltre. In alcuni Paesi, come il Regno Unito, il vaccino RSV è stato reso disponibile per la prima volta a donne in gravidanza e anziani.
È importante che le persone si informino sulle loro possibilità di vaccinarsi, poiché l’idoneità varia da Paese a Paese. Consultare un medico o un farmacista è il modo migliore per ricevere indicazioni aggiornate e precise.
Cosa fare in caso di malattia
Se ci si ammala, la raccomandazione generale è di rimanere a casa e riposare. Questo consiglio, seppur semplice, è efficace non solo per la propria guarigione ma anche per prevenire la diffusione dei virus. Bere molti liquidi e fare uso di farmaci da banco, come il paracetamolo, può alleviare sintomi come febbre e dolori muscolari. Negli Stati Uniti, le famiglie possono ordinare quattro test COVID-19 gratuiti per distinguere meglio i sintomi tra COVID, influenza e RSV.


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