“Sì“, l’industria aerospaziale è convinta di adottare un approccio collaborativo per lavorare su standard comuni. “Ogni Paese vorrebbe avere la propria interoperabilità. Questa è una grande sfida“. Per fare questo, “abbiamo bisogno di standard per l’energia e abbiamo bisogno di standard per le macchine“. Lo ha detto Roberto Cingolani, Chief Executive Officer and General Manager di Leonardo, intervenuto nel corso della giornata di apertura alla 75esima edizione dell’International Astronautical Congress (IAC), al MiCo di Milano.
“In questo momento sulla Terra stiamo cercando di sviluppare un’interoperabilità cross-domain nel settore della difesa. Ciò significa, ad esempio, che si ha un satellite nello spazio che dialoga con assetti sulla Terra in un continuum digitale“, ha spiegato l’ad.
Cingolani ha fatto il punto dello stato dei lavori nel settore dello spazio, mettendo in luce necessità e criticità e tra questi si affaccia il tema dell’interoperabilità, che ogni Paese appunto vorrebbe avere la propria. “Ora andiamo nello spazio, dove le condizioni sono anche più estreme”, ha ricordato. Nel prossimo futuro, l’ad ha sottolineato il bisogno di portare nello spazio tecnologia autonoma o far funzionare sempre meglio alcune grandi stazioni spaziali che devono essere interoperabili, perché “diversi vettori dovrebbero collegare e trasferire le persone”.
Portare l’energia sugli altri pianeti
E poi “si deve portare l’energia sulla superficie degli altri pianeti. Se vuoi portare internet, creare una continuità digitale, hai bisogno di energia”, ha ribadito l’ad. “Avremo bisogno di robot, sistemi autonomi intelligenti in grado di adattarsi, cambiando la forma a seconda delle esigenze, perché gli esseri umani non saranno in grado di lavorare per ore e ore e ore sulla superficie. Quindi questo è probabilmente più difficile del tema dell’interoperabilità dei domini sulla Terra”, ha spiegato.
Le aziende del settore “possono solo riunirsi ed essere attive nella collaborazione pubblico-privato. Altrimenti, non c’è possibilità di avere successo”, ha avvisato Cingolani. Poi, in termini strettamente economici, ha spiegato che il profitto nell’economia spaziale proviene principalmente dai servizi. E, “prima di ottenere un ritorno dai servizi, avremo bisogno di molto tempo. Quindi fin dall’inizio dobbiamo investire, dobbiamo cooperare, dobbiamo condividere la conoscenza tra il pubblico e il privato. Sono sicuro che questo sia più facile nello spazio che sulla Terra”, ha concluso.


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