“L’alluvione in Piemonte del 1994 ci ha lasciato un messaggio: non possiamo ignorare i rischi che il nostro fragile assetto idrogeologico continua a correre, specialmente di fronte a crescente pressione immobiliare che caratterizza le nostre zone. È cruciale sottolineare che i Comuni non possono essere lasciati soli”. Ad affermarlo è il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, in occasione delle celebrazioni per il trentennale dell’alluvione del 1994, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La condizione di fragilità e debolezza strutturale di cui soffrono – ha detto – può essere la porta di ingresso a interessi speculativi che minacciano gravemente l’ambiente urbano e periurbano”.
Abonante ha ricordato che “il mese di novembre che si sta concludendo è stato un lungo e intenso viaggio nella memoria e nel ricordo”. “Abbiamo commemorato le vittime di quel tragico evento del 1994, i loro nomi e le loro storie – ha detto – e abbiamo rivolto il pensiero a chi perse affetti, beni e certezze, travolto da un’onda di fango che colse quasi tutti impreparati. Un evento così drammatico è stato determinante per la storia recente dell’Italia perché fu proprio la gestione di quell’emergenza a dare un impulso decisivo alla strutturazione del sistema e alla formazione del volontariato organizzato, che da allora ha accompagnato e sostenuto il Paese in ogni calamità naturale. Grazie a quel percorso di crescita, il sistema italiano di Protezione Civile è diventato un modello riconosciuto in tutto il mondo e la nostra Città, la nostra Provincia e la nostra Regione ne sono stati e ne sono ancora punti di riferimento”.
“È, tuttavia, un modello che ha bisogno di costante attenzione e aggiornamento – ha aggiunto – di verifica continua rispetto all’efficacia dei suoi meccanismi di attivazione, per poter rimanere all’altezza delle aspettative e delle richieste di sicurezza della cittadinanza. Le lezioni apprese da allora sono molte. Gli errori commessi trent’anni fa, per quanto gravi, possono essere compresi alla luce dell’inesperienza, delle limitazioni tecnologiche e della scarsa disponibilità di strumenti informativi di quel tempo. Oggi, grazie al progresso, possiamo contare su sistemi di allerta molto più precisi, su dispositivi in grado di informarci in tempo reale e su strumenti avanzati di pianificazione urbanistica”.
Investire nella prevenzione
“Pur ricordando che il rischio zero non esiste e probabilmente non esisterà mai – ha detto ancora – avvicinarci il più possibile a questo obiettivo è fondamentale. Per farlo è necessario investire in prevenzione e migliorare la capacità di intervento in emergenza, rendendo tali azioni tanto più efficaci quanto più riescano a coinvolgere la partecipazione collettiva. Avvicinare le persone alle attività di protezione civile, promuovere nuove vocazioni tra i e le più giovani, curare e rispettare il nostro ambiente, valorizzare l’urbanistica come crocevia del modello di convivenza e strumento di equilibrio fra gli interessi in gioco sono compiti di primaria importanza, imperativi categorici”.
“La tecnologia, senza dubbio, ci offre un aiuto prezioso, ma il suo reale valore dipenderà dalla capacità della politica, istituzionale e civile – ha concluso – di mettere a sintesi le necessità di crescita e sviluppo, sempre tenendo al centro la sostenibilità e la qualità della vita delle nostre Comunità”.



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