Nelle prime ore del 29 novembre (alle 03:45 ora italiana), un’espulsione di massa coronale (CME) ha colpito il campo magnetico terrestre. L’impatto iniziale è stato così debole da non scatenare una tempesta geomagnetica significativa. Tuttavia, 24 ore dopo, il passaggio nella coda magnetizzata della CME ha generato una tempesta geomagnetica categoria G1, ha riportato il sito specializzato SpaceWeather.com, evidenziando la presenza di aurore boreali, visibili principalmente all’interno del Circolo Polare Artico.



Le espulsioni di massa coronale sono eventi esplosivi che si verificano sulla superficie del Sole. Durante una CME, enormi quantità di plasma e campi magnetici vengono espulsi nello Spazio a velocità che possono raggiungere milioni di km/h. Se queste particelle cariche colpiscono la Terra, possono interagire con il campo magnetico terrestre, causando effetti spettacolari e, in alcuni casi, dannosi.
Una delle conseguenze di una CME è la formazione di tempeste geomagnetiche. Questi eventi si verificano quando il campo magnetico terrestre viene disturbato dall’interazione con le particelle solari cariche. La scala G, utilizzata per classificare le tempeste geomagnetiche, varia da G1 (minore) a G5 (estrema). Le tempeste più forti possono influenzare le reti elettriche, disturbare le comunicazioni radio e GPS e persino danneggiare i satelliti. Tuttavia, una tempesta G1, come quella registrata oggi, produce effetti limitati e spesso porta con sé uno spettacolo naturale mozzafiato: le aurore boreali.
Le aurore boreali si formano quando le particelle cariche solari interagiscono con gli atomi e le molecole dell’atmosfera terrestre. Questi incontri energetici eccitano gli atomi, facendoli emettere luce di vari colori, spesso visibile come onde danzanti nel cielo.


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