COP29, a Baku oggi sfilano i big dei combustibili fossili

L'influenza dei lobbisti è un tema critico nelle conferenze sul clima

La COP29 si apre oggi a Baku, Azerbaigian, con una forte presenza di delegati e lobbisti del settore fossile, attirando critiche da ONG e attivisti climatici che denunciano l’influenza di interessi legati a petrolio e gas sui negoziati climatici globali. Tra i partecipanti di spicco, figura l’amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanné, insieme a rappresentanti di altre grandi aziende energetiche e capi di Stato di Paesi produttori. La coalizione di ONG “Kick Big Polluters Out” stima che 1.773 lobbisti dei combustibili fossili siano accreditati, una cifra vicina o superiore alle delegazioni di numerosi Paesi, come il Brasile e la Turchia.

Simbolicamente, gli attivisti hanno installato un serpente gigante a rappresentare gli interessi fossili, e ONG come Power Shift Africa chiedono la fine del “colonialismo energetico” che impone l’estrazione di risorse fossili nei paesi del Sud globale. Le ONG contestano l’influenza esercitata dai settori petrolifero, del gas e del carbone, sottolineando che anche quest’anno la COP si svolge in un Paese petrolifero. Il presidente della COP29, Mukhtar Babaev, è infatti un ex dirigente della compagnia nazionale Socar.

Questa influenza dei lobbisti è un tema critico nelle conferenze sul clima, specialmente da quando, alla COP28 di Dubai, la presidenza era affidata al capo della compagnia petrolifera nazionale degli Emirati Arabi Uniti, sollevando un dibattito globale. Tuttavia, la COP28 ha segnato un importante punto di svolta con l’appello ad avviare un’uscita dai combustibili fossili. Quest’anno, le regole di trasparenza delle Nazioni Unite richiedono ai partecipanti di dichiarare i rapporti con i loro datori di lavoro, facilitando il monitoraggio della presenza di lobbisti.

Alcuni Paesi, come Giappone e Canada, hanno portato con sé importanti aziende energetiche, come Sumitomo e Suncor, mentre le major occidentali, tra cui Chevron, ExxonMobil, BP, Shell ed Eni, rappresentano insieme 39 lobbisti. Nonostante ciò, attivisti e ONG sperano che i negoziati si concentrino su un obiettivo comune: accelerare la transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio.