Cop29: nuova bozza su finanza climatica scontenta tutti, accordo ancora lontano

"Siamo francamente molto preoccupati per il grave squilibrio del testo in questa fase"

Il fallimento non è un’opzione. Cercate di trovare un punto di incontro tra le vostre differenze e non dimenticate la posta in gioco“. È questo l’appello lanciato dal Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ai Paesi negoziatori, nella penultima giornata della Cop29 a Baku, in Azerbaigian. Nonostante il summit sul clima dell’Onu stia volgendo al termine, un compromesso sulla finanza climatica, tema centrale dell’edizione di quest’anno, è ancora molto lontano. La nuova bozza di 10 pagine (nettamente più breve rispetto alle oltre 30 iniziali), presentata nelle prime ore del mattino dalla Presidenza azera di Cop, ha lasciato scontenti tutti i partecipanti. Secondo gli osservatori, infatti, non si è trovato alcun compromesso, ma la bozza della Cop29 si è limitata a riepilogare le proposte in discussione.

La prima opzione

La prima opzione riflette le richieste dei Paesi in via di sviluppo, chiedendo “X” trilioni di dollari all’anno da parte dei Paesi ricchi e dei fondi privati associati, “nel periodo 2025-2035”. Per gli Stati sviluppati, questa cifra è ritenuta troppo distante dai 100 miliardi che si sono impegnati a fornire fino al 2025. Inoltre, nell’elenco dei contributori non sono stati inclusi Paesi considerati “in via di sviluppo, ma con economie solide“, come Cina, Singapore o il Qatar. La seconda opzione di testo, che riassume il punto di vista del Nord globale, prevede “un aumento dei finanziamenti globali per l’azione per il clima” a “X” trilioni di dollari all’anno “entro il 2035”, senza però specificare la quota che saranno obbligati a fornire i Paesi sviluppati. Non c’è accordo nemmeno sulle modalità di erogazione: per il think tank Italian Climate Network, i Paesi in via di sviluppo puntano a includere “solo concessioni” (i cosiddetti grants) nella finanza climatica, in particolare nell’ambito dell’adattamento. I Paesi sviluppati, invece, “insistono nel considerare un’ampia gamma di fonti e strumenti”.

Aspettando la prossima versione della bozza finale della Cop29

La prossima versione del testo finale dovrebbe essere pubblicata giovedì sera. Sarà “più breve e conterrà cifre basate sulla nostra visione dei possibili punti di approdo per un consenso”, ha assicurato la Presidenza. Secondo il think tank Ecco, si tratterà di “un’opzione ponte” che permetterà alla Presidenza di cercare “un compromesso dietro le quinte“. Nel frattempo, nelle sale negoziali ufficiali, i delegati hanno espresso il loro disappunto. “Il testo è chiaramente inaccettabile allo stato attuale delle cose“, ha commentato il Commissario europeo Wopke Hoekstra. “Siamo francamente molto preoccupati per il grave squilibrio del testo in questa fase“, ha detto John Podesta, rappresentante dell’amministrazione di Joe Biden alla Cop29. Per le economie emergenti del G77, la cifra che dovrebbe apparire nell’accordo non può essere inferiore a 500 miliardi di dollari. Una bocciatura è arrivata anche dalla Cina. Il gruppo dei Paesi Arabi, invece, ha fatto sapere, tramite il suo rappresentante Albara Tawfiq, che “non accetterà alcun accordo finale che coinvolga settori specifici, compresi i combustibili fossili“. Una menzione che seguirebbe l’impegno al “transitioning away” (il graduale abbandono dei combustibili fossili) approvato lo scorso anno alla Cop28 di Dubai e per il quale spinge soprattutto l’Unione Europea.