Alla Conferenza sul clima Cop29, in corso a Baku, i paesi sviluppati hanno avanzato una nuova proposta per il fondo di aiuti climatici destinato ai paesi in via di sviluppo, innalzando l’offerta a 300 miliardi di dollari all’anno. La cifra, riportata in una bozza di lavoro non ufficiale trapelata alla stampa, rappresenta un aumento rispetto alla proposta iniziale di 250 miliardi avanzata nella giornata precedente. Tuttavia, questa somma è stata giudicata ancora insufficiente dai paesi più vulnerabili.
I gruppi dei Paesi meno sviluppati (Ldc) e dei piccoli stati insulari (Sids) hanno espresso forte dissenso, ritenendo che l’importo offerto non risponda adeguatamente alle loro necessità per affrontare le crisi climatiche. Questi paesi chiedono che il fondo venga raddoppiato, arrivando almeno a 600 miliardi di dollari all’anno. Come segno di protesta, i delegati di questi gruppi hanno abbandonato la sala negoziale, sottolineando la loro insoddisfazione verso l’approccio dei paesi più ricchi.
La tensione è palpabile mentre i negoziati si avvicinano a un momento cruciale. Alle 19 ora locale (le 16 in Italia) è prevista un’assemblea plenaria, durante la quale si spera di trovare un compromesso accettabile per tutte le parti coinvolte.
La proposta di destinare 300 miliardi di dollari all’anno per la finanza climatica è stata respinta durante la COP29, scatenando tensioni tra i partecipanti. Alcuni stati, esasperati dall’andamento delle negoziazioni, hanno deciso di abbandonare temporaneamente i colloqui, manifestando apertamente il loro dissenso.
“Siamo temporaneamente usciti, ma rimaniamo interessati nei negoziati finché non otteniamo un accordo equo“, ha scritto su X Jiwoh Emmanuel Abdulahi, ministro dell’Ambiente e del cambiamento climatico della Sierra Leone.
L’Alleanza dei piccoli stati insulari (AOSIS), rappresentata dal presidente Cedric Schuster, ha espresso dure critiche al processo negoziale. In un comunicato diffuso poco dopo l’annuncio dell’abbandono, Schuster ha dichiarato: “Siamo usciti dalle discussioni in stallo sull’Ncgg (l’obiettivo di finanza climatica, n.d.r.), che non stava offrendo alcun progresso. Ci siamo ritrovati continuamente insultati dalla mancanza di inclusione, le nostre richieste sono state ignorate“.
L’episodio rappresenta un momento di alta tensione per la COP29, mettendo in evidenza le divisioni profonde tra le nazioni più vulnerabili e quelle economicamente più forti, in merito alla ripartizione degli oneri finanziari per affrontare la crisi climatica. La strada verso un accordo condiviso appare sempre più accidentata.


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