Cop29: stati insulari e meno sviluppati abbandonano la riunione in segno di protesta

"È meno di un quarto della cifra richiesta dai Paesi in via di sviluppo più colpiti da fenomeni climatici estremi"

Le delegazioni dei piccoli Stati insulari e dei Paesi meno sviluppati, presenti alla Cop29 di Baku, hanno deciso di abbandonare una riunione di consultazione con la presidenza azera della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite. Un gesto di forte protesta contro una bozza di accordo finanziario ritenuta deludente.

Arrivati alla Conferenza già con basse aspettative, come loro stessi avevano dichiarato, i rappresentanti di questi Stati si sono detti “non pronti a prendersi uno schiaffo in faccia“. Secondo le principali agenzie africane e le Ong, questo è uno dei motivi principali che ha spinto le delegazioni a interrompere la partecipazione alla discussione.

Il motivo del disappunto risiede nella proposta di un nuovo fondo per gli aiuti alle politiche di adattamento climatico destinato ai Paesi in via di sviluppo. “I delegati dei Paesi in via di sviluppo – sottolinea anche la testata Africanews.com – hanno accolto con sgomento la proposta di un accordo sul clima che prevede l’impegno di 250 miliardi di dollari dai Paesi ricchi a quelli più poveri entro il 2035“. Una cifra, questa, considerata ampiamente insufficiente: “È meno di un quarto della cifra richiesta dai Paesi in via di sviluppo più colpiti da fenomeni climatici estremi“.

Nonostante l’inserimento di temi supplementari nell’agenda, proposti dalla presidenza azera per cercare un accordo in extremis tra quasi 200 Paesi partecipanti, la frattura tra le parti appare evidente. Il fondo per il clima rappresenta una questione cruciale per i Paesi più vulnerabili, che continuano a chiedere maggiori impegni concreti per affrontare le conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici.