In un recente studio, gli scienziati hanno rivelato che i soggetti a rischio di artrite reumatoide presentano anticorpi precursori della proteina anticiclica citrullinata (anti-Ccp), noti per attaccare le cellule sane e specifici per questa malattia. L’indagine ha anche considerato l’esperienza di dolore articolare nei tre mesi precedenti. Sebbene le abitudini alimentari fossero simili tra i gruppi analizzati, si sono osservate differenze nel consumo di alcol e nei livelli di attività fisica. Durante il periodo di osservazione, 30 dei 124 partecipanti a rischio hanno sviluppato l’artrite reumatoide, e la loro diversità microbica è risultata significativamente ridotta rispetto a quella del gruppo di controllo sano.
Nel complesso, i pazienti con bassi livelli di anticorpi anti-Ccp presentavano una diversità microbica paragonabile a quella dei partecipanti in buona salute. Inoltre, i fattori di rischio genetici, ematici e di imaging riconosciuti per lo sviluppo dell’artrite sono stati associati a una minore diversità microbica, insieme all’uso di steroidi. Tra i pazienti che hanno mostrato una progressione della malattia, è stata notata l’abbondanza di un ceppo specifico di Prevotellaceae sp (ASV2058), piuttosto raro nel gruppo di controllo. Un’altra variante (ASV1867) di P. copri è risultata aumentata all’inizio dello studio nei pazienti in fase di progressione, suggerendo che esemplari di questa famiglia di batteri potrebbero avere ruoli distinti nella progressione dell’artrite reumatoide.
Le ulteriori analisi hanno indicato che sia l’arricchimento che la deplezione di ceppi specifici delle Prevotellaceae erano associate alla progressione della malattia. Altri batteri della stessa famiglia, come Alloprevotella, Paraprevotella clara, Prevotella stercorea, Prevotellamassilia timonensis e Prevotella shahii, hanno influenzato anche il decorso della malattia. I risultati suggeriscono che i cambiamenti nel microbioma potrebbero rappresentare un fenomeno avanzato della malattia.
Tuttavia, gli autori dello studio hanno riconosciuto alcune limitazioni, tra cui la sua natura osservazionale, il numero ridotto di partecipanti e la durata relativamente breve dell’indagine. “Ad ogni modo – concludono – il nostro lavoro suggerisce che gli individui a rischio di artrite reumatoide ospitano una composizione microbica intestinale distintiva, che include ma non si limita a una sovrabbondanza di specie di Prevotellaceae. Sono necessarie ulteriori ricerche su questa fase avanzata dello sviluppo della malattia, soprattutto dato il potenziale del microbioma intestinale come bersaglio per la prevenzione, anche in individui ad alto rischio di sviluppare la malattia“.


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