Dagli impegni alle azioni: la COP29 e il dibattito su finanziamenti per il clima

In corso la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2024, la COP29

Alla COP29 di Baku, la finanza per il clima è al centro del dibattito, con una crescente pressione sui Paesi sviluppati per incrementare il sostegno economico ai Paesi in via di sviluppo. Secondo un rapporto presentato alla conferenza, per il raggiungimento degli obiettivi climatici entro il 2030, questi Paesi avranno bisogno di circa 2,4 trilioni di dollari all’anno, destinati principalmente alla transizione energetica e all’adattamento climatico. Di questa somma, un terzo (circa 1.000 miliardi all’anno) dovrà provenire da fonti esterne, come aiuti pubblici, investimenti privati e potenziali tasse globali.

Attualmente, l’impegno dei Paesi ricchi è fermo a 100 miliardi di dollari annui, una cifra ampiamente ritenuta insufficiente. Gli esperti suggeriscono che questa somma dovrebbe essere triplicata, arrivando a circa 300-400 miliardi di dollari. Tuttavia, molti Paesi sviluppati, tra cui Francia e Germania, riportano difficoltà di bilancio, mentre gli Stati Uniti sembrano in procinto di ridurre il loro impegno nelle iniziative ONU per il clima. Nel 2022, i contributi dei Paesi ricchi ammontavano a 116 miliardi di dollari, ma questa cifra è contestata da ONG e paesi in via di sviluppo per la mancanza di una definizione chiara di “finanza per il clima”.

Un ulteriore tema di discussione riguarda il coinvolgimento della Cina e dei Paesi del Golfo. La Cina ha dichiarato di aver mobilitato 24,5 miliardi di dollari per il clima nei Paesi in via di sviluppo, ma la maggior parte di questi fondi sono erogati sotto forma di prestiti. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno promesso un contributo significativo, ma non tramite i canali multilaterali promossi dalle Nazioni Unite.