Uno studio dell’Ohio State University, pubblicato su Communications Earth & Environment, ha rivelato che l’inquinamento umano ha raggiunto anche i ghiacciai remoti del Tibet. Analizzando campioni di ghiaccio della calotta glaciale del Guliya, gli scienziati hanno riscontrato aumenti di piombo a partire dall’epoca della Rivoluzione industriale, con un significativo picco dal 1974, in concomitanza con l’introduzione di politiche ambientali negli Stati Uniti. Secondo la ricercatrice Roxana Sierra-Hernandez, mentre l’uso di certi tipi di benzina è diminuito, altre fonti di emissioni di piombo sono aumentate.
I campioni di isotopi di piombo analizzati risalgono fino a 36mila anni fa, consentendo di distinguere tra inquinamento naturale e antropogenico. Questo inquinamento moderno rappresenta una minaccia per le comunità che dipendono dall’acqua dei ghiacciai tibetani, ora a rischio a causa del riscaldamento globale che accelera il loro scioglimento. Di conseguenza, gli inquinanti intrappolati nei ghiacciai potrebbero contaminare i fiumi locali quando il ghiaccio si scioglie, con impatti potenzialmente gravi sugli ecosistemi e sulle risorse idriche.


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