“Al contrario di quanto riportato da alcuni organi di stampa non vi è stato alcun ‘incidente nucleare’ e ogni informazione circolante in tal senso è destituita di fondamento“. Lo precisa Sogin in una nota, affermando che “il 21 novembre scorso, nel corso di attività di gestione di rifiuti radioattivi all’interno dell’impianto Plutonio, che si trova nel centro Enea di Casaccia, è stato riscontrato un evento di ‘contaminazione interna’ di un dipendente con potenziale superamento dei limiti di dose annuale prescritti dalla normativa. I monitoraggi effettuati e conclusi oggi pomeriggio registrano valori confortanti”. Sogin aggiunge che “continuerà a monitorare la situazione nel rispetto delle procedure previste” ed “esclude categoricamente che vi sia stata qualsiasi contaminazione dell’ambiente esterno”.
“Sogin ha subito informato di quanto accaduto tutte le Autorità competenti – aggiunge la società pubblica per la dismissione degli impianti nucleari -. Sono state immediatamente attivate le procedure previste dalla legge finalizzate a tutelare la salute dei lavoratori, così come avviene ordinariamente”.
“Controlli accuratissimi”
“Non sappiamo con precisione cosa sia successo, perché l’impianto Plutonio è gestito da Sogin ai fini del suo smantellamento. Possiamo immaginare che in queste attività, un lavoratore sia accidentalmente entrato in contatto con plutonio e possa essere rimasto contaminato. Si tratta di un materiale molto radioattivo, ma le quantità in Casaccia sono minime”. Lo dichiara all’ANSA il direttore del Dipartimento nucleare di Enea, Alessandro Dodaro. Dodaro spiega che “i livelli di indagine sono talmente accurati che a volte si procede a controlli anche per quantità minime e non pericolose per la salute. Nostri dipendenti sono stati controllati per la presenza di uranio nelle urine dovuto all’uso di acqua di fonte dei Castelli Romani, che non ha mai fatto male a nessuno”.
I lavoratori che hanno a che fare con materiali radioattivi sono sottoposti a tre tipi di controlli: “c’è il cosiddetto ‘mani – piedi’ quando si esce dalle zone con rischio di contaminazione, per verificare la presenza di materiale radioattivo su mani e piedi. Poi c’è il ‘dosimetro’, che misura l’energia rilasciata dalle radiazioni nel corpo. Infine si misura la radioattività presente nelle feci e nelle urine, per verificare se anche minuscole quantità di materiale radioattivo sono state ingerite o inalate”.
A Casaccia fino al 1987 si studiava la produzione di plutonio dall’uranio. Dopo che il Paese è uscito dal nucleare, il plutonio è stato trasferito negli Stati Uniti. Nei macchinari del centro studi romano ne sono rimasti pochi grammi. Dal 2003 il laboratorio è stato passato in gestione alla Sogin, la società pubblica che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari.


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