Da decenni, gli scienziati si interrogano sulle fondamenta molecolari della vita. Perché, tra le infinite possibilità offerte dalla chimica, la vita ha scelto esclusivamente aminoacidi mancini per costruire le proteine? Questa peculiarità, nota come omochiralità, rappresenta un’enigma scientifico cruciale per comprendere l’origine della vita stessa. Oggi, una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications arricchisce il mistero con risultati inaspettati, sfidando alcune delle ipotesi più consolidate.
Omochiralità: la firma della vita
Gli aminoacidi, i “mattoni” fondamentali delle proteine, esistono in due forme speculari chiamate enantiomeri: destrorsa e mancina, simili alle mani umane. Nonostante entrambe le forme abbiano proprietà chimiche quasi identiche, la vita sulla Terra ha scelto di utilizzare solo la versione mancina per costruire proteine. Questo fenomeno è unico, perché in natura, al di fuori della biologia, le due forme tendono a presentarsi in proporzioni uguali.
“L’esperimento ha dimostrato che i ribozimi possono favorire sia gli amminoacidi sinistrorsi che i destrorsi, indicando che il mondo a Rna, in generale, non avrebbe necessariamente una forte inclinazione per la forma degli amminoacidi che osserviamo ora in biologia“, spiega Irene Chen, della University of California, Los Angeles (Ucla).
L’enigma dell’origine: il ruolo dell’RNA
Per comprendere l’omochiralità, gli scienziati hanno studiato l’ipotesi del “mondo a RNA“, secondo cui questa molecola avrebbe preceduto il DNA nelle prime fasi dell’evoluzione della vita. L’RNA non solo è in grado di immagazzinare informazioni genetiche, ma può anche catalizzare reazioni chimiche, assumendo il doppio ruolo di archivio genetico e di enzima primordiale. Questa teoria ha reso l’RNA un candidato ideale per spiegare i primi passi della vita sulla Terra.
Tuttavia, un nuovo studio ha rivelato che i ribozimi – molecole di RNA con funzioni enzimatiche – non mostrano alcuna preferenza intrinseca tra aminoacidi destrorsi e mancini. I ricercatori hanno incubato ribozimi e precursori di aminoacidi in condizioni che simulavano quelle della Terra primitiva. I risultati hanno dimostrato che i ribozimi favoriscono in modo equivalente entrambe le forme, mettendo in discussione l’idea che l’RNA abbia avuto un ruolo determinante nella selezione dell’omochiralità.
Alberto Vázquez-Salazar, coautore dello studio, sottolinea: “I risultati suggeriscono che l’eventuale omochiralità della vita potrebbe non essere il risultato di un determinismo chimico, ma potrebbe essere emersa attraverso pressioni evolutive successive“.
Le origini dell’omochiralità: un caso fortuito o un processo evolutivo?
L’assenza di una preferenza chimica intrinseca nei ribozimi sposta il dibattito sulle forze evolutive che potrebbero aver plasmato l’omochiralità. Una possibilità è che eventi casuali durante le prime fasi della vita abbiano determinato una predominanza iniziale di aminoacidi mancini, consolidata poi attraverso processi evolutivi. Questa ipotesi solleva domande fondamentali: quali erano le condizioni che hanno favorito la vita mancina rispetto a quella destrorsa? E se la situazione fosse stata invertita, come sarebbe diversa la biologia che conosciamo oggi?
La ricerca oltre il pianeta Terra
Il mistero dell’omochiralità non si limita al nostro pianeta. I ricercatori stanno esplorando il ruolo dei meteoriti e degli asteroidi nella chimica prebiotica. Il meteorite di Murchison, ad esempio, ha fornito prove della presenza di aminoacidi con una leggera preferenza per la forma mancina, suggerendo che i mattoni della vita potrebbero essere stati distribuiti nello spazio.
Jason Dworkin, scienziato senior presso il Goddard Space Flight Center della NASA, collega questa ricerca alla missione Osiris-Rex, che ha recentemente riportato sulla Terra campioni dall’asteroide Bennu. “Comprendere le proprietà chimiche della vita ci aiuta a sapere cosa cercare nella nostra ricerca di vita nel Sistema solare“, afferma Dworkin. Analizzando la chiralità degli aminoacidi nei campioni extraterrestri, gli scienziati sperano di individuare segnali di processi simili a quelli che hanno dato origine alla vita sulla Terra.
Implicazioni per il futuro della ricerca
Le nuove scoperte rappresentano un importante passo avanti, ma lasciano irrisolto il mistero dell’omochiralità. Se non è stata la chimica intrinseca a favorire la vita mancina, quali forze hanno guidato questa selezione? La risposta potrebbe risiedere in eventi unici del passato remoto della Terra, ora cancellati dalla tettonica a placche e dal tempo, oppure in principi universali che governano la vita in tutto l’universo.
Nel frattempo, le ricerche continuano. Gli esperimenti su molecole prebiotiche, la raccolta di dati dai meteoriti e l’analisi dei campioni di asteroidi rappresentano strumenti cruciali per rispondere a queste domande. Le implicazioni vanno ben oltre la comprensione dell’origine della vita: potrebbero gettare le basi per individuare tracce di vita extraterrestre e per comprendere meglio il ruolo delle molecole biologiche nella struttura dell’universo.
L’omochiralità rimane uno dei grandi enigmi scientifici, un puzzle che collega la chimica, la biologia e l’astrofisica. Le nuove scoperte hanno arricchito il quadro, sfidando le ipotesi tradizionali e aprendo nuove prospettive di ricerca. La risposta definitiva potrebbe ancora sfuggire, ma ogni passo avanti ci avvicina a comprendere non solo come la vita abbia avuto origine, ma anche quale sia il nostro posto nel cosmo.


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