Clima, AMOC a rischio collasso: il punto di non ritorno si avvicina e con esso effetti devastanti

La ricerca sottolinea come l’indebolimento dell’AMOC, iniziato già dalla metà del XX secolo, sia legato alla fusione dei ghiacci della Groenlandia. Questo fenomeno sta alterando la salinità delle acque dell’Atlantico settentrionale, influenzando il delicato equilibrio della circolazione oceanica

Il cambiamento climatico porta con sé rischi globali che si manifestano in modi sempre più evidenti e preoccupanti. Tra questi, il possibile collasso dell’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation) rappresenta una delle minacce più significative per l’equilibrio climatico globale. Questo complesso sistema, di cui la Corrente del Golfo è una componente essenziale, funge da nastro trasportatore del calore tra gli emisferi terrestri, influenzando il clima di vastissime regioni, soprattutto in Europa occidentale e settentrionale. È grazie alla Corrente del Golfo, ad esempio, che paesi come Irlanda e Scozia possono vantare un clima temperato e giardini rigogliosi, con specie vegetali insospettabilmente tropicali.

La popolarizzazione del rischio di interruzione della Corrente del Golfo, anche attraverso film come “The Day After Tomorrow”, ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica, pur con licenze cinematografiche che hanno esagerato la rapidità degli effetti. Tuttavia, non si può sottovalutare la possibilità che un collasso dell’AMOC possa innescare cambiamenti climatici improvvisi e devastanti.

Collasso dell’AMOC

Uno studio pubblicato di recente su Nature Geoscience avverte del rischio crescente di un repentino collasso di questa circolazione oceanica. La ricerca sottolinea come l’indebolimento dell’AMOC, iniziato già dalla metà del XX secolo, sia legato alla fusione dei ghiacci della Groenlandia. Questo fenomeno sta alterando la salinità delle acque dell’Atlantico settentrionale, influenzando il delicato equilibrio della circolazione oceanica. Secondo lo studio, l’AMOC ha già rallentato di 0,46 Sverdrup per decennio dal 1950 a oggi, equivalente a milioni di metri cubi d’acqua al secondo.

L’impatto di questo rallentamento si riflette non solo nell’Atlantico settentrionale, ma anche a sud, dove la propagazione di onde di Kelvin e Rossby altera temperatura e salinità, con conseguenze estese anche alla circolazione atmosferica. Mentre i modelli climatici tradizionali hanno spesso indicato una relativa stabilità dell’AMOC nel passato, tecniche avanzate utilizzate in questo studio hanno evidenziato discrepanze significative, rivelando dettagli precedentemente trascurati e offrendo una visione più accurata delle dinamiche in atto.

Di fronte a queste evidenze, cresce la preoccupazione tra gli scienziati. In una recente lettera aperta, un gruppo di esperti ha esortato i leader del Nordic Council a considerare con maggiore urgenza il rischio di collasso dell’AMOC. Gli scienziati ritengono che le valutazioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) possano aver sottostimato la probabilità che questo sistema cruciale superi il punto di non ritorno nei prossimi decenni.

Le implicazioni di un collasso dell’AMOC sarebbero globali, con effetti a catena su sistemi climatici, ecosistemi e società umane. La necessità di monitorare e affrontare questa minaccia con azioni immediate e concertate non può essere sottolineata abbastanza, poiché il tempo per intervenire si sta rapidamente riducendo.