Negli ultimi decenni, i cicloni tropicali, fenomeni atmosferici estremi che si sviluppano sopra gli oceani caldi, non sono aumentati in numero, ma hanno fatto registrare un incremento significativo della loro intensità. Questo fenomeno, confermato dai dati raccolti da una base di dati internazionale e analizzato dall’AFP, rappresenta un chiaro segnale delle conseguenze del cambiamento climatico.
Secondo la base di dati delle agenzie meteorologiche riconosciute dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) e coordinata dall’osservatorio americano NOAA, dal 1980 la frequenza annuale dei cicloni tropicali è rimasta relativamente costante, con una media di 47 eventi l’anno. Tuttavia, la potenza di queste tempeste è aumentata. Tra il periodo di riferimento 1981-2010 e gli ultimi dieci anni, la velocità massima dei venti associati a questi fenomeni è passata da 182 km/h a 192 km/h, con un incremento del 5%.
La principale evidenza riguarda l’aumento della proporzione di cicloni più violenti, quelli che raggiungono o superano i 250 km/h di velocità del vento, appartenenti alla categoria 5, la più alta della scala di Saffir-Simpson. Se tra il 1981 e il 2010 solo un ciclone su 10 superava questa soglia, negli ultimi 10 anni tale proporzione è aumentata, arrivando a circa uno su 7 , con un incremento di quasi il 50%.
Robert Vautard, climatologo e alto funzionario del GIEC, ha dichiarato all’AFP: “Se il cambiamento climatico è da sospettare per queste evoluzioni, non dobbiamo però dimenticare che le disastrose conseguenze umanitarie di questi cicloni sono principalmente dovute alla povertà, alla vulnerabilità e alla scarsa protezione delle popolazioni colpite“.
Nel 2024, fino al 15 dicembre, sono stati registrati 42 cicloni tropicali, di cui 19 hanno toccato terra. Tra questi, l’uragano Milton, che ha colpito le coste americane il 10 ottobre, è stato il più potente dell’anno, con venti che hanno raggiunto i 278 km/h.
Nel 2024, la regione del Pacifico occidentale ha registrato il maggior numero di eventi ciclonici, con 15 tifoni, di cui 6 hanno devastato le Filippine solo nel mese di novembre. A soli 2 mesi dalla devastazione causata dal tifone Yagi, che aveva colpito l’Asia sudorientale, queste nuove tempeste hanno aggravato ulteriormente la situazione.
Un altro esempio significativo è rappresentato dal ciclone Chido, che ha colpito Mayotte questo mese. Secondo uno studio preliminare britannico, il cambiamento climatico ha aumentato la forza del ciclone di circa il 5%, spingendolo dalla 3ª alla 4ª categoria, aumentando il rischio per le popolazioni vulnerabili.
