Un recente studio pubblicato su Lancet Microbe suggerisce che due ceppi batterici, particolarmente diffusi nei Paesi occidentali, potrebbero contribuire ad aumentare il rischio di sviluppare alcuni tumori, tra cui quelli al colon, alla vescica e alla prostata. La ricerca è stata condotta presso il Sanger Institute di Cambridge, nel Regno Unito, e ha rivelato che questi batteri sono comuni nei Paesi industrializzati, dove sono anche associati a tassi elevati di infezioni del tratto urinario e del flusso sanguigno.
I batteri coinvolti sono ceppi di Escherichia coli, noti per produrre una sostanza chiamata “colibactina“. Gli autori dello studio ipotizzano che questa sostanza possa spiegare l’incidenza più alta di alcuni tumori in queste aree, pur sottolineando che sono necessarie ulteriori ricerche per confermare il legame.
Il team di ricercatori ha esaminato i tassi di incidenza dei tumori, confrontandoli con i dati di sorveglianza genomica di E. coli. I risultati mostrano che i due ceppi produttori di colibactina sono più presenti nei Paesi industrializzati, che registrano anche un numero maggiore di casi di tumori al colon, alla vescica e alla prostata. Al contrario, nei Paesi con meno risorse, come il Bangladesh e il Pakistan, i ceppi di E. coli che producono colibactina sono molto meno comuni, e si riscontra un’incidenza inferiore di tumori a questi organi.
Gli autori dello studio suggeriscono che le differenze geografiche nei tassi di incidenza del cancro possano essere influenzate dai vari livelli di esposizione della popolazione a questi ceppi batterici. Tuttavia, per comprendere appieno il ruolo della colibactina nello sviluppo del cancro, sono necessarie ulteriori indagini su larga scala, che includano un campionamento più ampio dei tumori.
In futuro, la colibactina potrebbe diventare un potenziale target per la creazione di un vaccino antitumorale, aprendo nuove strade nella prevenzione di alcune forme di cancro.
