Sono stati ritrovati alla ripresa delle ricerche i corpi di due dei lavoratori dispersi nell’esplosione del deposito Eni di Calenzano (Firenze). Entrambi i corpi sono stati trovati nell’area della pensilina di carico. Sono così quattro le vittime accertate, mentre si cerca ancora un disperso. Una finora la vittima identificata, Vincenzo Martinelli di 51 anni. Mancano all’appello Carmelo Corso, di Catania, 57 anni, Davide Baronti, 49 anni, di Novara, Gerardo Pepe, 46enne tedesco ma residente in Italia, e Fabio Cirielli 46enne di Matera. Uno di loro deve essere l’ultimo disperso, le altre vittime sono ancora da identificare.
“In relazione all’esplosione avvenuta nella mattinata di ieri nell’area di carico del deposito Eni di Calenzano, si comunica che le indagini hanno portato al rinvenimento di altre due vittime, oltre a quelle emerse nell’immediatezza dei fatti. Quest’ufficio sta proseguendo le attività di sopralluogo per verificare la presenza di una ulteriore persona che risulta ad oggi dispersa”. Così in una nota il procuratore di Prato Luca Tescaroli, che coordina le indagini sull’esplosione nel sito Eni di Calenzano.
Giani: “a scatenare l’incendio un difetto nel carico”
“La pensilina di carico si è divelta e riversata sopra. Mi hanno raccontato gli autisti che quello che è avvenuto è chiaramente un difetto nelle modalità di carico delle autocisterne. Cosa ha determinato questo è da vedere”. È quanto dichiara il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che, intervenendo a 24Mattino su Radio24 su quanto accaduto ieri al deposito carburanti Eni di Calenzano, confida di aver parlato con alcuni dei feriti attualmente ricoverati. In proposito il Presidente precisa: “in questo momento abbiamo 14 persone in ospedale, altri sono arrivati e sono stati immediatamente dimessi”. Giani afferma che due ricoverati sono “in condizioni critiche al centro grandi ustioni di Cisanello a Pisa”.
In senso più generale, Giani sottolinea: “abbiamo avuto questo disastro terribile, ma nessuna delle torri di deposito dei carburanti è stata toccata, poteva avere delle dimensioni molto maggiori. Se la catena dell’incendio dalla pensilina di carico si trasferiva alle torri di deposito, non so cosa poteva succedere”.
L’area dove si trova il deposito Eni, sito sotto normativa Seveso perché a rischio di incidenti rilevanti, secondo Giani non è ideale per un deposito di stoccaggio con 24 serbatoi di carburanti, “ma è evidente che lo era quando è stata realizzata, perché era aperta campagna e vi era l’immediato collegamento con l’autostrada”, ma “nel frattempo a Calenzano si è sviluppata una forte zona industriale, l’area tra Firenze e Prato si è densamente abitata e per il futuro sicuramente non si presenta appropriata una collocazione di questo genere”, e “indubbiamente dovranno essere revisionate le attività svolte”.


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