L’intero deposito Eni di Calenzano (Firenze), dove c’è stata l’esplosione che il 9 dicembre ha ucciso 5 persone, ferendone altre 26, è stato posto sotto sequestro dalla procura di Prato per svolgere le indagini tecniche necessarie per stabilire le cause dello scoppio alle pensiline di carico. Eni, si apprende da fonte inquirente, ha chiesto di intervenire per smaltire correttamente acque potenzialmente inquinanti, ma tutta l’attività di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione carburanti “deve restare ferma” fino a che sarà necessario.
Intanto, emergono nuovi dettagli sugli immediati istanti prima dell’esplosione: un operatore ha segnalato alle ore 10:21:30 un’anomalia nell’area pensiline di carico, “tant’è che si è allontanato e si è messo in salvo la vita” dall’imminente stato di pericolo, ha confermato il procuratore Luca Tescaroli, riguardo a una testimonianza raccolta nelle primissime fasi dell’inchiesta.
Indagini per omicidio colposo e rimozione delle cautele anti-infortuni
Dai primi rilievi tecnici disposti dalla procura di Prato nel deposito Eni di Calenzano non è stato trovato esplosivo, quindi viene escluso che l’esplosione sia da attribuire a un possibile sabotaggio. La procura di Prato conferma di aver aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo, crollo doloso di costruzioni o altri disastri e rimozione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Dai primi accertamenti della procura di Prato risulta che al deposito era in corso una manutenzione straordinaria, resasi necessaria su apparati che ne avrebbero necessitato da anni. La procura indaga sulle modalità della manutenzione riguardo all’innesco dell’esplosione. Secondo quanto si apprende, le presunte inadempienze nella fase della manutenzione straordinaria alle pensiline numero 5 e numero 6 sono uno dei fronti di lavoro della procura di Prato. Agli inquirenti risulterebbe che, sul luogo dove veniva eseguita la manutenzione straordinaria, ci fosse un guasto che causava un malfunzionamento da alcuni anni.
Nelle 48 ore dall’esplosione, ci sono state perquisizioni in più sedi italiane di Eni, non solo negli uffici del deposito dove c’è stato lo scoppio del 9 dicembre. Le perquisizioni sono state mirate ad acquisire documenti sulla gestione del sito, e anche sull’incarico alla ditta esterna che si occupava della manutenzione straordinaria e sullo stato degli apparati dove c’è stata l’esplosione.


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