Questa mattina i cittadini di Mestre hanno incontrato gli attivisti del movimento Extinction Rebellion, che si sono radunati davanti al mercato suonando campanacci, il cui caos vuole simbolicamente attirare l’attenzione sulla guerra e la produzione di armi nello stabilimento Leonardo di Tessera. Le ragioni della protesta sono raccontate dallo slogan scritto su un grande striscione “Nella nostra città si produce guerra”. L’azione si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazione cittadina, che culminerà domani con un corteo a Tessera contro la guerra. Proprio ieri, 17 dicembre, il Collettivo Sumud ha attaccato all’entrata dello stabilimento due striscioni per invitare al presidio che si terrà il 19 dicembre a Tessera.
“La guerra e la produzione di armi è strettamente connessa alla crisi climatica”, spiega Angela, una delle attiviste sul luogo “contribuiscono, infatti, all’inquinamento e consumano una quantità incredibile di risorse energetiche, nonché morte degli ecosistemi oltre che delle persone”. Leonardo è, infatti, l’industria bellica più importante d’Europa, ed è la dodicesima al mondo. Il suo fatturato corrisponde allo 0.6% del PIL italiano. “E come se non bastasse”, aggiunge Angela “l’attuale CEO di Leonardo è Roberto Cingolani, che nel 2021-2022 era Ministro della Transizione Ecologica e poi è stato consigliere per l’energia. Noi non possiamo accettare che così vicino alla nostra città si produca morte”.
La protesta
Lo stabilimento della Leonardo S.p.A. a Tessera, sotto il Comune di Venezia, dal 2010 si occupa in particolare di produrre e testare gli elicotteri da guerra NH-90 e di estendere la vita degli aerei NATO da ricognizione E-3A. Il suo legame con il territorio, però, non si limita a questo. L’azienda risulta infatti come una dei soci fondatori della Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità, insieme alle tre università veneziane e ad altre aziende quali ENI, TIM e Amazon. Il progetto guidato da Renato Brunetta è partito nel 2022 e si ripromette di rendere Venezia un “laboratorio per generare, sviluppare e testare un nuovo modello di sostenibilità urbana”. “Riteniamo molto inquietante” aggiunge Paola, un’altra attivista “che a occuparsi della sostenibilità a Venezia sia un’azienda alla quale la sostenibilità ambientale e sociale importa ben poco”.
“Non possiamo accettare che sul nostro territorio, vicino alle nostre case ci sia un’azienda che genera così tanta morte”, conclude Angela. “Per questo abbiamo deciso di ribellarci ed entrare in azione”.













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