Gli animali marini risparmiano energia durante le migrazioni

"Queste informazioni potrebbero essere sfruttate per interventi e strategie future per la protezione e la conservazione delle specie marine migratorie"

Un recente studio pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha rivelato come gli animali marini mettano in atto una strategia di “risparmio energetico” durante le migrazioni. Secondo i ricercatori, nuotare a una profondità proporzionata al proprio peso permette agli animali di risparmiare energia, evitando di nuotare troppo in profondità o troppo vicino alla superficie.

Nuotare sulla superficie dell’acqua richiede maggiore energia per contrastare la resistenza delle onde, ma questa si abbassa ai minimi livelli quando un pesce, o un altro animale, nuota a una profondità pari a due o tre volte il proprio diametro“, spiegano i ricercatori.

Lo studio ha monitorato diversi animali marini durante le loro migrazioni, concentrandosi su specie come i piccoli pinguini, le tartarughe caretta e le tartarughe verdi. Tra le scoperte più interessanti, i ricercatori hanno osservato che i piccoli pinguini, durante il viaggio verso un sito di foraggiamento, nuotano mantenendo una profondità media di 1,1-2,5 volte il diametro del loro corpo. Le tartarughe caretta, invece, sembrano viaggiare a una profondità media di 2,5-4,6 volte il diametro del loro corpo durante il ritorno al sito di nidificazione.

Le tartarughe verdi, in migrazioni che possono coprire anche 4.000 chilometri, preferiscono nuotare a una profondità inferiore ai 5 metri per l’80% della giornata, anche quando si trovano in acque profonde. Questo comportamento suggerisce che “nuotare in prossimità della superficie durante la migrazione a lunga distanza, non a scopo di foraggiamento, sia una caratteristica comune tra i vertebrati marini”.

I risultati di questo studio sono in linea con altri dati precedentemente pubblicati, che confermano come molte specie di animali marini migrino sotto la superficie dell’acqua a una profondità di circa tre diametri del loro corpo.

Queste informazioni potrebbero essere sfruttate per interventi e strategie future per la protezione e la conservazione delle specie marine migratorie“, conclude lo studio.

Il lavoro offre quindi nuove prospettive sulla comprensione dei comportamenti migratori degli animali marini e sulle implicazioni per la loro conservazione.