I buchi neri potrebbero rivelare la teoria del tutto

“La maggior parte dell'universo è ben descritta solo dalle teorie esistenti, quindi ottenere prove sperimentali è molto più difficile ora”

La ricerca di una teoria unificata che colleghi i principi della meccanica quantistica e la teoria della relatività generale rappresenta uno dei più grandi obiettivi della fisica contemporanea. La teoria delle stringhe è emersa come il principale candidato per una teoria del tutto, capace di spiegare le forze fondamentali dell’universo. Ma quanto è vicina alla realizzazione e dove potrebbe essere testata? Marika Taylor, fisica teorica e direttrice del College of Engineering and Physical Sciences dell’Università di Birmingham, ha discusso queste domande durante il festival HowTheLightGetsIn a Londra. La sua ricerca si concentra sull’utilizzo dei buchi neri per comprendere la gravità quantistica, un tema che solleva domande profonde e spunti innovativi.

La teoria delle stringhe: un paesaggio matematico

La teoria delle stringhe propone che le particelle fondamentali dell’universo non siano oggetti puntiformi, ma minuscole stringhe unidimensionali le cui vibrazioni determinano le caratteristiche delle particelle stesse. Questo approccio promette di unificare le forze fondamentali della natura, incluse la gravità e le interazioni quantistiche. Tuttavia, come spiega Taylor, “Un postulato di base per noi è che la teoria deve ridursi alle teorie conosciute e di successo nelle aree [che si applicano]. Quindi ci si deve ridurre alla teoria di Einstein, dove la teoria di Einstein funziona davvero bene.

La teoria delle stringhe ha il potenziale di fornire risposte a enigmi irrisolti come la natura dell’energia oscura e della materia oscura, che costituiscono rispettivamente circa il 68% e il 27% dell’universo. Inoltre, questa teoria potrebbe spiegare il comportamento delle particelle subatomiche a energie estremamente elevate, dove la relatività generale e la meccanica quantistica falliscono nel fornire previsioni coerenti.

Tuttavia, la complessità della teoria delle stringhe si manifesta nella sua vastità: è più un paesaggio matematico che una singola teoria, con molteplici descrizioni alternative degli stessi fenomeni fisici. Questo rende difficile definire una serie unica di postulati o previsioni verificabili.

Il problema della verificabilità

Uno dei principali ostacoli della teoria delle stringhe è la difficoltà di testare sperimentalmente le sue previsioni. Molte delle idee centrali, come l’esistenza di dimensioni extra o la natura olografica dell’universo, rimangono al di fuori della portata degli attuali strumenti tecnologici. Le previsioni, come l’esistenza di universi multipli o l’idea che il nostro universo sia un ologramma, sono rimaste finora irraggiungibili. Come sottolinea Taylor, “La maggior parte dell’universo è ben descritta solo dalle teorie esistenti, quindi ottenere prove sperimentali è molto più difficile ora.”

La difficoltà di verificare sperimentalmente la teoria delle stringhe non è un problema esclusivo di questa disciplina. Anche le onde gravitazionali, previste dalla teoria della relatività generale di Einstein, hanno richiesto quasi un secolo prima di essere rilevate. Questo dimostra che il progresso scientifico può essere lento, ma non impossibile.

Gli acceleratori di particelle, strumenti chiave per studiare le interazioni fondamentali, si rivelano insufficienti per esplorare la scala delle stringhe. Come osserva Taylor, “Chiaramente nessuno costruirà un acceleratore di particelle delle dimensioni di una galassia.” In alternativa, suggerisce di guardare all’universo stesso, che “sta già facendo quelle collisioni [di particelle] per noi.”

Buchi neri e gravità quantistica

I buchi neri offrono una promettente opportunità per testare aspetti della teoria delle stringhe. Questi oggetti estremi rappresentano un terreno fertile per esplorare la gravità quantistica, unendo principi di meccanica quantistica e relatività generale. Taylor spiega che “Man mano che iniziamo a ottenere sempre più dati su queste fusioni [tra buchi neri], e a visualizzarle in modo più dettagliato, questo è il modo in cui possiamo cercare nuova fisica interessante.”

Le osservazioni di fusioni tra buchi neri, come quelle rilevate da LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), hanno già prodotto risultati straordinari. Una di queste fusioni ha liberato tre volte l’intera energia del Sole in pochi secondi. Questo livello di energia è impossibile da replicare in laboratorio, ma può fornire una piattaforma per studiare fenomeni fisici estremi.

I rivelatori di onde gravitazionali, come LIGO e la futura missione LISA (Laser Interferometer Space Antenna), svolgeranno un ruolo cruciale nel prossimo futuro. LISA, in particolare, sarà in grado di rilevare onde gravitazionali prodotte nell’universo primordiale, offrendo nuove opportunità per testare la teoria delle stringhe. Taylor aggiunge: “LISA è molto più sensibile alle onde gravitazionali prodotte nell’universo primordiale. Con LIGO, non li vedresti perché sono alle lunghezze d’onda sbagliate.”

L’universo come laboratorio

Oltre ai buchi neri, l’universo primordiale potrebbe contenere indizi vitali. Gli scienziati stanno cercando segnali di “pistola fumante” nella radiazione cosmica di fondo, una reliquia del Big Bang. Tuttavia, come osserva Taylor, “Non sembra essere così. Potrebbe essere che gli effetti fossero probabilmente troppo piccoli per essere visti nello sfondo a microonde.”

Un’altra area di interesse è la cosmologia a 21 centimetri, che misura l’idrogeno atomico nel corso del tempo. A differenza della radiazione di fondo, che fornisce un’istantanea dell’universo, questa tecnica potrebbe rivelare un film della sua evoluzione, aprendo nuove possibilità di studio.

Buchi neri come computer quantistici

Un aspetto affascinante della ricerca di Taylor riguarda l’analogia tra buchi neri e computer quantistici. “Un buco nero si comporta come un computer quantistico molto efficiente,” spiega. “Se ci si getta dentro qualcosa, quell’oggetto viene memorizzato all’interno del buco nero come se si trovasse sul disco rigido di un computer quantistico.”

Questa prospettiva innovativa potrebbe fornire una chiave per comprendere meglio non solo la gravità quantistica, ma anche il modo in cui l’informazione viene conservata e processata nell’universo. La superficie di un buco nero, paragonata a un disco rigido, rappresenta un modello potente per studiare il comportamento dell’informazione in condizioni estreme.

Il futuro della teoria delle stringhe

Nonostante le sfide, Taylor rimane ottimista riguardo al potenziale della teoria delle stringhe. Anche se non è ancora emersa una “pistola fumante” che ne confermi o ne smentisca la validità, la sua flessibilità e la capacità di spiegare fenomeni complessi la rendono unica. “Non c’è un vero concorrente,” afferma Taylor.

Gli sviluppi futuri dipenderanno dalla capacità dei teorici e degli sperimentatori di trovare nuovi approcci per testare la teoria. Le scoperte legate ai buchi neri, alla radiazione cosmica e alle onde gravitazionali rappresentano solo l’inizio di un percorso lungo ma promettente. La teoria delle stringhe potrebbe non solo rispondere a domande fondamentali sulla natura dell’universo, ma anche aprire nuove frontiere nella comprensione della realtà fisica.