Quando si parla di sogni, il confine tra realtà e immaginazione si dissolve, e ci si chiede cosa accada nella mente di chi non ha mai visto il mondo con i propri occhi. Le persone cieche, soprattutto quelle nate senza vista, sognano immagini visive? Una domanda che da anni affascina neuroscienziati e studiosi del sonno.
Il cervello visivo di chi non vede
Nonostante la mancanza della vista, le persone non vedenti conservano le aree cerebrali dedicate alla percezione visiva. Questo solleva un quesito intrigante: queste aree si attivano durante i sogni? La risposta dipende da molti fattori, come l’età in cui una persona ha perso la vista o la presenza di memoria visiva pregressa.
Uno studio del 2014 ha evidenziato che chi ha perso la vista in età avanzata talvolta riporta esperienze visive nei sogni, probabilmente legate ai ricordi. Tuttavia, più precoce è stata la perdita della vista, meno frequenti diventano le immagini visive nei sogni. Come spiegato dal neuroscienziato Maurice Ptito dell’Università di Montreal, “Una persona cieca all’età di 7 anni o prima che è stata cieca per, diciamo, 20 anni, perde praticamente tutte le esperienze visive nei suoi sogni”.
Invece, per chi è cieco dalla nascita, i sogni si fondano su altri sensi: udito, tatto, olfatto e gusto. Monica Gori, neuroscienziata cognitiva presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, conferma che “i sogni tendono a fare più affidamento su altri sensi”.
Esistono eccezioni?
La maggior parte degli studi concorda sull’assenza di immagini visive nei sogni dei ciechi congeniti. Tuttavia, ci sono dati che suggeriscono il contrario. Un lavoro del 2003 pubblicato su Trends in Cognitive Sciences ha rilevato, attraverso elettrodi posizionati sul cuoio capelluto di persone cieche, onde cerebrali associate alla visione. Inoltre, uno studio del 2023 condotto da Ivana Rosenzweig del King’s College di Londra ha analizzato 180 sogni di sette persone cieche congenite, riscontrando descrizioni che sembravano avvicinarsi a esperienze visive.
“Ciò che troviamo più sorprendente ed eccitante della possibilità che gli individui ciechi congeniti possano sognare in immagini visive è l’idea che i sogni possano fornire l’accesso a esperienze che questi individui non hanno mai incontrato nella loro vita da svegli”, afferma Helene Vitali, neuroscienziata cognitiva presso l’Istituto Italiano di Tecnologia.
Tuttavia, come sottolinea Ptito, l’attività nella corteccia visiva non implica necessariamente che vengano percepite immagini. La corteccia visiva, nei non vedenti, è spesso “riassegnata” ad altre funzioni. Ad esempio, chi legge il Braille può sentire una sensazione tattile nelle dita quando questa area del cervello viene stimolata.
Il mistero della rappresentazione visiva
Un aspetto affascinante è la possibilità che il cervello crei rappresentazioni visive astratte, basate su concetti sviluppati attraverso altri sensi. “Il sistema visivo del cervello può formare concetti astratti che potrebbero essere rappresentati in modo visivo”, spiega Vitali. Inoltre, il sonno REM “agisce come un simulatore di realtà virtuale, aiutando il cervello a sviluppare e mantenere abilità complesse”, aggiunge.
Ma c’è un problema chiave: anche se i ciechi congeniti “vedessero” immagini nei sogni, mancherebbero di un riferimento concreto per descriverle come fanno le persone vedenti. Christopher Baird, professore di fisica presso la West Texas A&M University, osserva che l’esperienza visiva è un concetto estraneo a chi non ha mai visto.
Le prospettive della ricerca
Per affrontare questi interrogativi, Gori e i suoi colleghi stanno studiando come le persone cieche costruiscono le immagini nei sogni. I risultati preliminari suggeriscono che stimoli sensoriali mirati potrebbero influenzare i contenuti dei sogni, aprendo la strada a nuove applicazioni terapeutiche.
Ptito propone un futuro in cui l’intelligenza artificiale possa analizzare le scansioni cerebrali per comprendere meglio l’attività onirica dei non vedenti. Questo potrebbe portare a metodi innovativi di riabilitazione, come evidenzia Vitali: “Ci sono prove che sognare determinati compiti o esperienze può migliorare la memoria e l’apprendimento”. Ad esempio, stimolare sensorialmente lo stato di sogno potrebbe aiutare a sviluppare abilità specifiche come la consapevolezza spaziale, una sfida comune per i ciechi.
Il mondo onirico delle persone cieche resta avvolto nel mistero, ma le scoperte recenti suggeriscono che i sogni possano rappresentare molto più di un semplice riflesso della vita da svegli. Potrebbero essere uno strumento per esplorare nuovi territori cognitivi e riabilitativi, offrendo spunti affascinanti su come il cervello umano si adatta alla mancanza di vista. La ricerca continua, aprendo una finestra su un universo che pochi possono immaginare e ancora meno descrivere.


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