Il permafrost montano si riscalda in tutta Europa: le nuove scoperte

"Lo si vede anche dal fatto che il riscaldamento è più forte a dieci metri di profondità che a profondità maggiori"

Le temperature del permafrost nelle regioni montuose d’Europa continuano ad aumentare, con incrementi che a volte superano 1°C negli ultimi dieci anni. Questa evidenza è il risultato di un recente studio condotto dai ricercatori dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (SFL), che è stato pubblicato su Nature Communications. I dati raccolti rivelano cambiamenti più rapidi e significativi rispetto a quelli precedentemente osservati.

Il riscaldamento del permafrost montano è significativo – afferma Janette Notzli, che ha guidato la ricerca – e si verifica in tutte le regioni, profondità e periodi di tempo che abbiamo analizzato“. Le aree fredde, come le alte montagne e le regioni polari, sono particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici. Il nuovo studio dimostra che l’aumento delle temperature del permafrost nelle montagne europee sta raggiungendo livelli simili a quelli registrati nell’Artico. In particolare, i ricercatori hanno osservato il riscaldamento più evidente nelle zone più alte e settentrionali.

Quando le temperature nel permafrost ricco di ghiaccio si avvicinano a 0°C, il riscaldamento rallenta notevolmente, poiché è necessaria energia per sciogliere il ghiaccio sotterraneo. Tuttavia, una volta che il ghiaccio del permafrost è stato sciolto, le temperature riprendono ad aumentare. Grazie a una solida collaborazione internazionale, il team guidato da Jeannette Notzli ha avuto accesso a decenni di dati provenienti dalle montagne europee, che includono misurazioni delle temperature a una profondità di almeno dieci metri. “Questo ampio set di dati è unico ed estremamente prezioso“, afferma Notzli.

La raccolta di questi dati, svolta in un ambiente montano aspro e freddo nel corso di molti anni, è un’impresa che richiede un impegno considerevole. L’analisi di queste serie temporali fornisce una base fondamentale non solo per la ricerca scientifica, ma anche per la pratica e le autorità. Le evidenti modifiche in atto nelle montagne e le possibili implicazioni per i rischi naturali e le infrastrutture rappresentano una sfida crescente in molte regioni montane.

Lo si vede anche dal fatto che il riscaldamento è più forte a dieci metri di profondità che a profondità maggiori“, continua Jeannette Notzli. Più in basso nel suolo, le temperature rispondono con un ritardo crescente ai cambiamenti climatici. Si prevede che il riscaldamento osservato continuerà a estendersi a profondità maggiori nei decenni a venire.

L’analisi delle temperature del permafrost, quindi, non solo arricchisce la nostra comprensione del riscaldamento globale, ma pone anche importanti interrogativi sulle sue future implicazioni per le regioni montane e le infrastrutture locali.