L’inverno meteorologico è finalmente arrivato, ma il suo esordio si è rivelato incerto per le montagne italiane. Dopo un’attesa prolungata, le prime nevicate hanno fatto capolino, portando un sollievo parziale ad alcune aree, mentre altre rimangono in deficit. Questo inizio di stagione sottolinea ancora una volta il ruolo cruciale delle variabili climatiche nell’accumulo di neve e il loro impatto diretto sulle risorse idriche del Paese. Le prime settimane dell’inverno 2024/25 hanno messo in evidenza un quadro complesso, influenzato principalmente dall’andamento di temperature e precipitazioni. Novembre 2024, pur caratterizzato da temperature inferiori alla media dell’ultimo decennio, ha registrato una scarsità di precipitazioni su gran parte del territorio italiano, ritardando l’avvio della stagione nevosa, soprattutto sulle Alpi. Questo è un chiaro riflesso dei cambiamenti climatici in corso, che rendono gli inverni più imprevedibili, spesso associati a condizioni di siccità o fenomeni estremi.
Come evidenzia Francesco Avanzi, ricercatore di Fondazione CIMA, novembre è tradizionalmente uno dei mesi più piovosi dell’anno nel clima mediterraneo-temperato italiano, ma quest’anno le basse precipitazioni hanno limitato significativamente l’accumulo nevoso iniziale. Tuttavia, c’è ancora tempo per un possibile recupero nelle settimane a venire.

Un’Italia divisa
Il bilancio attuale presenta un’Italia divisa. Le Alpi, serbatoio principale delle risorse idriche nivali del Paese, stanno attraversando una fase critica. Nei bacini del Po e dell’Adige, le nevicate di fine novembre hanno migliorato marginalmente la situazione, ma il ritardo accumulato nelle settimane precedenti non è stato pienamente colmato. Al contrario, gli Appennini hanno vissuto un inizio di stagione più favorevole, con nevicate abbondanti dalla fine di novembre. Sul bacino del Tevere, i livelli di neve si attestano nella media stagionale, mentre in alcune aree, come l’Appennino Tosco-Emiliano e persino la Sicilia, si registrano accumuli superiori alla media.
Questo scenario evidenzia non solo le differenze regionali, ma anche la necessità di un monitoraggio continuo e dettagliato. Sebbene le Alpi continuino a rappresentare il cuore delle riserve idriche nivali italiane, il ruolo degli Appennini non va sottovalutato, soprattutto in stagioni caratterizzate da discontinuità climatiche.
La stagione è ancora nelle sue fasi iniziali e il quadro potrebbe evolversi rapidamente. Le prossime settimane saranno cruciali per determinare se le nostre montagne riusciranno a recuperare il ritardo nell’accumulo nevoso e per comprendere meglio come i cambiamenti climatici stiano influenzando il ciclo idrologico nelle diverse regioni del Paese.




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