Il Mose, il sistema di paratoie che protegge Venezia dall’acqua alta, sta avendo un effetto positivo anche su una delle isolette più tipiche e amate della Laguna di Venezia, il “Bacàn“. Si tratta di una stretta lingua di terra e sabbia tra la spiaggetta dell’isola di Sant’Erasmo e in direzione della Bocca di porto del Lido, che alcuni temevano potesse sparire per effetto del Mose. Il sistema, invece, le sta dando nuova vita. Per decenni, il Bacàn è stata semplicemente una striscia di sabbia che affiorava dall’acqua solo nelle ore di bassa marea. Amata dai veneziani, particolarmente dagli abitanti del sestiere di Castello, che vivono di fronte ad essa, perché in estate la frequentano come località balneare, arrivandoci con piccole barche che poi arenano sul basso fondale sabbioso.
L’utilizzo del Mose, che ferma le maree alte oltre 110 centimetri e modifica l’andamento delle correnti intralagunari, aveva fatto temere che l’isoletta potesse sparire. In realtà, la riduzione delle maree più alte avrebbe consolidato l’isola, rendendola “quasi” definitiva. Parte delle barriere mobili a protezione del bacino lagunare si alzano proprio davanti all’insenatura, sul lato di Treporti. Le onde che solitamente sormontavano il Bacàn ed erodevano i detriti sabbiosi che vi si accumulavano in estate, non li ricoprono sempre. Quella che per i veneziani era semplicemente una “secca” durante la bassa marea estiva, potrebbe così evolvere in una nuova isola della laguna.
I prolungati periodi in cui i sedimenti sono all’asciutto li stanno tramutando in terra vera e propria. Alcuni appassionati hanno addirittura notato che stanno spuntando piante e vegetazione simili a quelle che già trapuntano le barene, che sono le decine di isolette selvagge a pelo d’acqua della Laguna Nord. Di sicuro, non si tratta di un fenomeno inusuale: la Laguna si conferma un ambiente mutevole, in cui l’intervento umano genera conseguenze sorprendenti sul contesto naturale.








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