“ll rinvio dell’udienza preliminare a carico di Andrea Leonbruni autore dell’uccisione dell’orsa Amarena giunge tutt’altro che inaspettata, l’errore procedurale nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura di Avezzano non era sfuggita agli occhi dei più attenti e ieri la riportava nei titoli un quotidiano nazionale quindi il rinvio dell’udienza prevista per oggi non deve sconvolgere nessuno ma deve aprire un serio interrogativo sui tempi in cui si svolgerà questo processo. Ora le carte sono state restituite alla procura che dovrà riformulare la richiesta di rinvio a giudizio che dovrebbe portare alla nuova udienza preliminare in primavera con conseguente decisione di una data per l’inizio del dibattimento processuale questo potrebbe allungare ulteriormente i tempi noi invece auspichiamo un’inversione di tendenza in modo da sperare nell’inizio del processo entro la seconda metà del 2025.
Non cederemo nemmeno di un millimetro anche se ci rendiamo conto che i rischi di una condanna effimera per non dire irrisoria sono dietro l’angolo cosi che Leonbruni ne esca di fatto condannato a pagare una piccola multa, e tutto questo più che di giustizia suona tanto come una beffa per l’uccisione di AMARENA avvenuta a sangue freddo e che forse non avrà mai la giustizia che si meriterebbe”. Questo il comunicato dell’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente AIDAA in merito al rinvio dell’udienza preliminare a carico di Andrea Leonbruni imputato per la uccisione dell’orsa Amarena.
Il comunicato di Appennino Ecosistema
“Durante l’udienza di stamattina davanti al Giudice per le Udienze Preliminari di Avezzano, nel procedimento penale contro LEOMBRUNI Andrea per l’uccisione dell’orsa Amarena (avvenuta il 1° settembre dello scorso anno a San Benedetto dei Marsi), Appennino Ecosistema si è formalmente costituito parte civile. L’Associazione Appennino Ecosistema, infatti, fa parte della Global Alliance for the Rights of Nature, un’alleanza internazionale di centinaia di esperti, associazioni e istituzioni impegnati a far riconoscere i diritti della Natura come soggetto giuridico da rispettare in quanto tale. In questo senso, l’Associazione si proporrà come “tutore” degli interessi dell’ecosistema appenninico, in attesa che anche l’ordinamento giuridico italiano gli conferisca i diritti soggettivi che merita, dopo il primo passo compiuto nel 2022 con l’introduzione tra i principi fondamentali della nostra Costituzione della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, definiti più volte dalla Corte Costituzionale come “interessi pubblici di valore costituzionale primario ed assoluto”.
Appennino Ecosistema ha anche partecipato alla manifestazione che si è svolta oggi davanti al Tribunale di Avezzano promossa dall’Associazione Animalisti Italiani, con l’adesione di WWF, ENPA, OIPA, LNDC e LAV. Considerando che la Procura della Repubblica di Avezzano, secondo la decisione presa oggi dalla Giudice per l’udienza preliminare, dovrà procedere con la citazione diretta a giudizio, riformulando l’accusa e chiedendo al Tribunale di Avezzano la fissazione della relativa nuova udienza, Appennino Ecosistema chiederà al Pubblico Ministero di procedere penalmente contro il responsabile dell’uccisione dell’orsa Amarena non semplicemente per il reato di uccisione di animali (art. 544-bis c.p., applicabile a chiunque uccida qualsiasi animale senza necessità o per crudeltà, con una pena irrisoria della reclusione da 4 mesi a 2 anni), ma anche per i ben più appropriati e gravi reati di uccisione di specie selvatiche animali protette (art. 727-bis c.p., che vieta l’uccisione di esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta, con la pena dell’arresto da 1 a 6 mesi o l’ammenda fino a € 4.000, senza necessità di dover dimostrare il dolo del reo) e soprattutto di inquinamento ambientale (art. 452-bis o almeno 452-quater, che punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da € 10.000 a 100.000 “chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna”), introdotti nel nostro codice penale solo nel 2011 (il primo) e nel 2015 (il secondo) in recepimento della Direttiva UE sulla tutela penale dell’ambiente (Dir. 2008/99/CE).
Infatti, sostiene il Presidente di Appennino Ecosistema (il giuri-ecologo Bruno Petriccione), “l’uccisione di una femmina di orso bruno marsicano, entità biologica gravemente minacciata di estinzione e per questo tutelata in modo prioritario a livello nazionale, europeo e mondiale, costituisce certamente una gravissima minaccia ed un grave danno concreto alle possibilità di sopravvivenza dell’orso bruno marsicano (decurtando la sua già esigua popolazione del 5%) e quindi un grave danno al suo habitat, all’ecosistema del quale è parte fondamentale ed in generale alla biodiversità di tutti gli Appennini Centrali. I nuovi gravi reati di delitto ambientale citati sono stati introdotti solo nel 2015 nel nostro ordinamento giuridico a seguito della paventata apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia, da parte della Commissione Europea, per l’insufficienza delle norme penali italiane poste a tutela dell’enorme patrimonio di biodiversità dell’UE, successivamente alla precedente uccisione volontaria di un orso bruno marsicano, rimasta impunita, avvenuta a Pettorano sul Gizio nel 2014. Porre allo stesso livello l’offensività dell’uccisione di un orso bruno marsicano e quella di una gallina sarebbe un assurdo giuridico, oltre che una gravissima offesa a tutti i cittadini onesti e rispettosi della fauna e della flora selvatiche, che continuano a sforzarsi di far parte di comunità umane in equilibrio con tutte le altre componenti dell’ecosistema”.
