Il 10 gennaio del 49 a.C., un atto che avrebbe cambiato il corso della storia di Roma segnò l’inizio della guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo, due dei più potenti generali romani dell’epoca. Cesare, ormai comandante della Gallia, decise di attraversare il Rubicone, un fiume che segnava il confine tra l’Italia e le province romane, il cui attraversamento da parte di un generale con le sue legioni era vietato dalla legge. Questo gesto violava la “lex trebonia”, una legge che impediva a chi comandava un esercito di entrare in Italia con le truppe.
La decisione di Cesare non fu casuale: da tempo il rapporto con il Senato e con Pompeo, che rappresentava l’ala più conservatrice dell’aristocrazia romana, si era fatto teso. Cesare, sentendo che le sue ambizioni politiche erano minacciate, decise di agire. Le sue parole, “Il dado è tratto” (Alea iacta est), divennero celebri, segnando un punto di non ritorno. L’attraversamento del Rubicone scatenò una guerra civile che avrebbe portato alla fine della Repubblica Romana e alla nascita dell’Impero sotto Cesare e successivamente sotto i suoi successori. Il Rubicone, simbolo di una linea invalicabile, è diventato metafora di una decisione irrevocabile.


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