Il 12 gennaio 2010 Haiti fu colpita da uno dei terremoti più devastanti della sua storia. L’epicentro del sisma, magnitudo 7.0, si trovava a circa 25 km a Sud/Ovest della capitale, Port-au-Prince, in una regione densamente popolata e caratterizzata da infrastrutture fragili. Il sisma, seguito da numerose repliche, provocò la morte di oltre 230mila persone, rendendolo uno degli eventi sismici più letali del XXI secolo.
La scarsa profondità del terremoto, stimata a soli 13 km, amplificò l’intensità delle onde sismiche, causando il crollo di edifici, ospedali e scuole. Port-au-Prince fu letteralmente devastata: il Palazzo Presidenziale, la Cattedrale e numerosi quartieri residenziali furono rasi al suolo. Milioni di persone rimasero senza casa, affrontando condizioni di emergenza estrema.
Le conseguenze umanitarie e sociali furono drammatiche. La già fragile economia haitiana fu paralizzata, mentre epidemie, come quella di colera, peggiorarono ulteriormente la situazione. La risposta internazionale fu massiccia, ma non priva di difficoltà logistiche e organizzative.


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