Decine di migliaia di persone si sono riunite per commemorare il 30° anniversario del devastante terremoto che, il 17 gennaio 1995, causò oltre 6.400 vittime e distrusse gran parte della città di Kobe, nella regione occidentale del Giappone. La scossa magnitudo 7.2 segnò una tragica svolta per il Paese, spingendo il governo a rivedere in modo significativo le strategie di preparazione e risposta ai terremoti, considerando che il Giappone registra circa il 20% delle scosse più intense al mondo.
In Giappone, alle 05:46 del mattino, ora locale (le 21:46 in Italia), l’orario esatto in cui il sisma colpì la città portuale, è stato osservato un minuto di silenzio. Questo terremoto rimane il secondo più mortale nella storia giapponese dal termine della Seconda Guerra Mondiale. La violenza del sisma causò il crollo di edifici, seppellendo migliaia di persone, e distrusse infrastrutture vitali, come ponti stradali e ferrovie. Gli incendi si propagarono rapidamente, devastando interi quartieri costruiti in legno.
Le conseguenze furono drammatiche anche sul piano economico: i gravi danni subiti dall’area portuale e dalle infrastrutture penalizzarono gravemente l’economia di Kobe, innescando un esodo della popolazione nei mesi e negli anni successivi.


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