Il 5 gennaio 2005, un team di astronomi guidato da Mike Brown del California Institute of Technology annunciò una scoperta destinata a riscrivere la nostra comprensione del Sistema Solare: il pianeta nano Eris. Questo oggetto celeste, individuato grazie a osservazioni effettuate con il telescopio Samuel Oschin presso l’Osservatorio di Palomar, si rivelò essere uno degli oggetti più massicci mai scoperti nella fascia di Kuiper, una regione remota e gelida oltre l’orbita di Nettuno.
Con un diametro stimato di circa 2.326 km, Eris si dimostrò leggermente più piccolo ma più massiccio di Plutone, con una densità maggiore. La sua scoperta scatenò un acceso dibattito nella comunità scientifica sulla definizione di “pianeta”. Questo dibattito culminò nel 2006, quando l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) ridefinì il termine, declassando Plutone e classificando Eris come un pianeta nano.
Eris possiede una luna, Disnomia, che ha permesso di determinare con precisione la sua massa. La sua orbita, altamente eccentrica, lo porta a distanze estreme dal Sole, rendendolo uno degli oggetti più freddi del Sistema Solare.


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