Alcune cellule somigliano più a mamma e altre a papà

"Dobbiamo continuare a studiare per comprendere questi meccanismi"

Un gene ogni 20 all’interno delle cellule umane ha il potere di inattivare una delle due copie genetiche – quella materna o paterna – mostrando una preferenza nell’espressione di una copia rispetto all’altra. Questo fenomeno potrebbe influenzare l’insorgenza di alcune malattie. Questa, in estrema sintesi, è la scoperta di uno studio pubblicato sulla rivista Nature, condotto dai ricercatori della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons.

Il team, guidato da Dusan Bogunovic, ha individuato che l’espressione monoallelica, cioè quando una cellula esprime preferenzialmente una copia di un gene ereditato da un genitore, può incidere sulla manifestazione di errori congeniti nel sistema immunitario. Ogni cellula del nostro corpo, spiegano gli esperti, contiene due copie di ogni gene, acquisite dai genitori, e ogni copia svolge un ruolo simile all’interno della cellula.

Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno esaminato alcune cellule immunitarie di persone comuni. I risultati hanno rivelato che, per uno su 20 geni utilizzati dalla cellula, la copia materna o paterna era stata inattivata. “Ciò suggerisce – afferma Bogunovicche nel nostro Dna c’è più plasticità di quanto pensassimo. In altre parole, ogni ventesimo gene può presentare degli squilibri genetici, con meno materiale genetico proveniente da uno dei due genitori. Tale fenomeno può manifestarsi in modo diverso nei globuli bianchi rispetto alle cellule renali, e potrebbe anche cambiare nel tempo.”

Questa scoperta getta luce su un enigma medico di lunga data, riguardante il motivo per cui alcune persone ereditano una mutazione che causa una malattia, ma manifestano sintomi più lievi rispetto ad altre con la stessa mutazione. “In molte malattie – afferma Bogunovicil 90% delle persone portatrici di una mutazione si ammala, mentre nel 10% dei casi non compare alcun sintomo. Per i diversi disturbi genetici che abbiamo analizzato, la copia che causava la malattia aveva maggiori probabilità di essere attiva nei pazienti malati e soppressa nei parenti sani che avevano ereditato gli stessi geni.”

Sebbene lo studio si sia concentrato solo sulle cellule immunitarie, i ricercatori sottolineano che il bias selettivo per la copia materna o paterna di un gene riguarda anche altri geni, non solo quelli legati al sistema immunitario. Il fenomeno potrebbe infatti contribuire a spiegare malattie con riacutizzazioni, come il lupus, o patologie che emergono a seguito di fattori ambientali scatenanti. “Se riuscissimo a identificare i meccanismi alla base dell’inattivazione genetica selettiva – conclude Bogunovicpotremmo essere in grado di trattare le malattie genetiche in modo nuovo. Anche se tali strategie sono ancora molto lontane dalla pratica clinica, gli strumenti per manipolare le colture cellulari sono già disponibili. Dobbiamo continuare a studiare per comprendere questi meccanismi.”