Aviaria: trovati anticorpi che potrebbero proteggere l’uomo da H5N1

Uno studio ha identificato cellule B che sembrano in grado di riconoscere il virus dell’aviaria

Il sistema immunitario dell’uomo è dotato di strumenti per proteggersi dall’influenza aviaria o, in caso di pandemia, saremmo totalmente indifesi? È una delle domande che si pongono gli scienziati mentre sale il livello di attenzione su questi virus per le sempre più frequenti epidemie negli uccelli e per alcuni casi umani segnalati di recente, compreso il primo paziente deceduto negli USA. Una nuova ricerca, pubblicata su ‘Science Immunology’, suggerisce che gli esseri umani hanno anticorpi in grado di riconoscere ceppi dell’influenza aviaria altamente patogena H5N1 che sta causando focolai nelle popolazioni di uccelli selvatici e domestici.

Gli autori, esperti di Harvard Medical School, Ragon Institute e Icahn School of Medicine a Mount Sinai, hanno caratterizzato le cellule B di donatori sani e hanno identificato anticorpi ‘naive’ (che non hanno ancora mai incontrato l’antigene) in grado di riconoscere una regione dell’emoagglutinina specifica per H5, una molecola di superficie sui virus dell’influenza, e neutralizzare H5N1.

Negli Stati Uniti, il tema è caldo, dopo che sono stati documentati diversi casi umani di influenza aviaria nel 2024. Sebbene la trasmissione da uomo a uomo non si sia ancora verificata, precisano gli esperti, alcuni studi hanno previsto che, con solo poche mutazioni nel gene dell’emoagglutinina (HA), il virus H5 potrebbe evolversi per diffondersi tramite goccioline.

Anticorpi per proteggersi dall’aviaria

I risultati del lavoro appena pubblicato indicano che però gli esseri umani potrebbero avere anticorpi in grado di proteggere dai virus dell’influenza aviaria potenzialmente pandemici. Per caratterizzare la risposta immunitaria umana all’H5N1, Jared Feldman (Harvard Medical School, Ragon Institute) e colleghi hanno profilato le cellule B di 7 donatori umani sani senza esposizione nota ai virus H5. E hanno identificato le cellule B naive che riconoscevano H5N1 e quelle che erano cross-reattive, cioè che rispondevano sia ad H5 che a una variante stagionale del virus H1N1 (a causa della similarità di sequenza).

In particolare, le cellule B avevano anticorpi contro la ‘testa’ dell’emoagglutinina di H5N1, o la regione di legame al recettore, e contro lo ‘stelo’, le regioni non di testa dei virus H1/H5. Le cellule B reattive alla testa di H5 erano più frequenti di quelle cross-reattive a H1/H5. Feldman e colleghi hanno determinato che la maggior parte degli anticorpi reattivi a H5 riconosceva anche altri ceppi patogeni correlati ad H5 che sono attualmente in circolazione. Ulteriori esperimenti hanno rivelato che gli anticorpi prendevano di mira i siti vulnerabili sulla testa dell’emoagglutinina di H5 e condividevano somiglianze con anticorpi protettivi isolati da esseri umani infettati e topi immunizzati con H5N1. Infine, gli autori hanno dimostrato che un sottoinsieme di anticorpi poteva neutralizzare H5N1 in vitro.

Abbiamo identificato anticorpi naive all’interno del repertorio naive umano che rappresentano una potenziale difesa di ‘prima linea’ contro un virus prepandemico“, concludono gli scienziati.