La cometa ATLAS (C/2024 G3) ha recentemente catturato l’attenzione degli astronomi e degli appassionati del cielo notturno. Questo corpo celeste, proveniente dalle gelide profondità della Nube di Oort, si è rivelato uno spettacolo mozzafiato nel cielo dell’emisfero australe. Tuttavia, notizie preoccupanti stanno emergendo riguardo alla sua integrità strutturale, sollevando dubbi sul suo futuro.
La cometa ATLAS (C/2024 G3), bellezza fragile
Dopo il suo passaggio al perielio, il punto più vicino al Sole, avvenuto il 13 gennaio 2025, la cometa ha sorpreso gli osservatori per la sua luminosità e la maestosità della sua coda. La distanza minima dal Sole è stata di appena 13,5 milioni di km, e quindi l’oggetto ha attraversato una regione dove il calore e le forze gravitazionali raggiungono livelli estremi. Nonostante queste condizioni proibitive, la cometa sembrava aver superato questa prova.
Segnali di disintegrazione
Immagini recenti (foto in alto) scattate dall’astronomo ungherese Lionel Majzik, utilizzando un telescopio situato in Cile, mostrano un fenomeno preoccupante. Una scia brillante è apparsa all’interno dell’atmosfera della cometa, mentre la testa, o nucleo, non è più la parte più luminosa dell’oggetto. Ciò potrebbe indicare che stia iniziando a disintegrarsi, un evento non insolito per le comete che si avvicinano troppo al Sole.
Il caso di ATLAS (C/2024 G3) ricorda quello della cometa Lovejoy (C/2011 W3), che nel dicembre 2011 subì una disintegrazione parziale dopo un passaggio ravvicinato al Sole. Lovejoy perse il suo nucleo, lasciando dietro di sé una spettacolare coda priva di una “testa” definita. Gli esperti ritengono che un destino simile potrebbe attendere la cometa ATLAS (C/2024 G3), trasformandola in una “meraviglia senza testa” visibile nei cieli notturni.
Uno sguardo al futuro
Nonostante le brutte notizie, la cometa rimane un oggetto di grande interesse scientifico. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA ha stimato che, dopo questo passaggio, la sua orbita si estenderà notevolmente, impedendo il suo ritorno nel Sistema Solare interno per centinaia di migliaia di anni. Ciò rende l’attuale opportunità di osservarla un evento unico nella storia dell’astronomia moderna.


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