Frana sul Monte Rosa: la montagna cede al caldo anomalo in quota

Questo evento, verosimilmente legato alle eccezionali anomalie di temperatura registrate negli ultimi tre anni – i più caldi degli ultimi tre secoli – offre un chiaro esempio di come il cambiamento climatico stia modificando la stabilità dei versanti in alta quota

Negli ultimi anni, il riscaldamento globale ha imposto significative trasformazioni negli ecosistemi montani, rendendoli sempre più vulnerabili a fenomeni di dissesto idrogeologico. Un caso emblematico è quello recentemente osservato sul gruppo del Monte Rosa, nel comune di Macugnaga (VB), dove un imponente distacco di materiale roccioso ha trasportato detriti a valle. Questo evento, verosimilmente legato alle eccezionali anomalie di temperatura registrate negli ultimi tre anni – i più caldi degli ultimi tre secoli – offre un chiaro esempio di come il cambiamento climatico stia modificando la stabilità dei versanti in alta quota.

Uno degli effetti più evidenti del riscaldamento globale è la degradazione del permafrost, lo strato di terreno perennemente ghiacciato che funge da collante naturale per le rocce in alta montagna. Con il progressivo aumento delle temperature, il permafrost si scioglie, riducendo drasticamente la coesione degli ammassi rocciosi. Questa perdita di stabilità si traduce in un aumento del rischio di crolli, poiché la fusione del ghiaccio all’interno delle fratture rocciose diminuisce la resistenza dei materiali.

Frana Monte Rosa
Frana sul Monte Rosa – Foto di Legambiente Sesto Calende

Anche il termoclastismo, un processo legato alle variazioni termiche, contribuisce significativamente a fenomeni di instabilità. Le pareti rocciose sottoposte a rapide oscillazioni di temperatura subiscono continue espansioni e contrazioni che, col tempo, generano microfratture. Negli ultimi anni, le anomalie termiche hanno amplificato questo fenomeno, rendendo le rocce più fragili e predisposte al distacco.

Un ulteriore fattore è rappresentato dai cicli di gelo e disgelo, che in alta quota si verificano con grande frequenza. L’acqua, infiltrandosi nelle fessure delle rocce, congela ed esercita una pressione sufficiente a far aumentare progressivamente la larghezza delle crepe, accelerando il processo di disgregazione. Con l’innalzamento delle temperature medie, questi cicli si stanno intensificando, portando a una degradazione accelerata delle pareti rocciose.

A ciò si aggiunge l’impatto degli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti e intensi a causa dei cambiamenti climatici. Precipitazioni abbondanti possono incrementare la pressione dell’acqua nelle fratture e favorire l’erosione, destabilizzando ulteriormente i pendii montani. La combinazione di questi fattori crea un ambiente altamente vulnerabile, dove i fenomeni di dissesto non sono più eventi eccezionali, ma rischiano di diventare una costante.

Gli episodi di distacco di materiale roccioso come quello sul Monte Rosa sono il risultato di un’interazione complessa tra questi fenomeni. Il riscaldamento globale, infatti, non solo modifica le condizioni ambientali, ma amplifica i processi naturali che rendono le pareti montuose più instabili. Per affrontare questi cambiamenti, è necessario implementare sistemi di monitoraggio in grado di rilevare in anticipo i segnali di instabilità e sviluppare strategie di gestione dei rischi che tengano conto delle nuove condizioni climatiche. Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile mitigare le conseguenze di tali eventi e preservare gli ecosistemi alpini, già profondamente minacciati dal riscaldamento globale.