Gli incendi che da giorni stanno devastando la contea di Los Angeles, in California, hanno distrutto o danneggiato almeno 10.000 abitazioni. Le immagini che pubblichiamo nella fotogallery scorrevole a corredo dell’articolo sono a dir poco impressionanti. In questi giorni, dilaga il dibattito sulle cause di questi incendi e sulle loro conseguenze: certamente il fattore meteorologico è significativo, in modo particolare la presenza di impetuosi venti caldi di foehn su un territorio molto arido, ma è chiaro che l’innesco del fuoco è quasi sempre doloso o, eventualmente, accidentale (guasti delle reti, fughe e incidenti).
Al momento non esiste alcuna evidenza che confermi o smentisca con esattezza eventuali colpe o responsabilità, sia nell’innesco degli incendi che nella gestione dell’emergenza. Ci sono almeno 10 morti e 180 mila evacuati: si tratta degli incendi più devastanti nella storia della California e dei più costosi nella storia degli Stati Uniti. Da Hollywood a Pacific Palisades a Malibu, sono andati in fiamme 15.000 ettari di suolo: il Presidente uscente Joe Biden ha parlato di “scene di guerra“.
Tra i possibili piromani, un sospettato è stato arrestato (e poi rilasciato). Nelle zone colpite dal disastro è stato dichiarato il coprifuoco dalle 18 del pomeriggio alle 6 del mattino, per evitare che gli sciacalli possano approfittarne (come già accaduto in molte zone colpite). Sono mobilitati 8.000 vigili del fuoco ed è stata schierata la Guardia Nazionale.
Ciò che ancora non ha raggiunto il dibattito, è la natura delle costruzioni andate in fumo: è evidente che sono state sbriciolate esclusivamente le case costruite in legno. Nelle immagini si vede chiaramente come alcune case in muratura non abbiano subito le stesse conseguenze delle abitazioni, letteralmente rase al suolo, composte in legno persino nelle pareti e nei tetti.
Si vedono addirittura alcuni camini con tanto di canna fumaria rimasti a cielo aperto, perchè s’è bruciato tutto ciò che c’era intorno. Ha resistito solo ciò che era fatto in muratura; è stato bruciato tutto ciò che era costruito in legno.
Ma com’è possibile che gli americani continuino a costruire case in legno nonostante tutti i rischi che questo comporta in caso di calamità naturali, dai tornado agli incendi?
Come abbiamo già spiegato negli anni per i tornado, è un fattore culturale e per questo risulta molto difficile da comprendere per noi italiani.
Per conoscere come mai gli americani vivono in case di legno, bisogna approfondire la loro storia, la loro cultura, le loro tradizioni e quella mentalità pionieristica che una grande nazione come gli USA non ha mai perso dalla sua nascita ad oggi. In America, comunque, le prime case sono state costruite dai coloni europei che arrivavano dopo un lungo e pericoloso viaggio lungo l’oceano Atlantico e non potevano certo portarsi da casa i materiali per riproporre oltre oceano le abitazioni che esistevano in Europa.
Erano così costretti ad adattarsi ai materiali più facilmente reperibili nella zona in cui costruivano, quindi il legno. E’ così ancora oggi in tutto il mondo, anche in Italia si usa il tufo dove ci sono le cave di tufo, oppure nelle zone di montagna si usa la pietra che si trova in abbondanza. Negli USA il materiale più diffuso che consente di abbattere i costi di trasporto e spendere di meno, è il legno quindi gli americani hanno da sempre costruito in legno e hanno affinato al massimo le tecniche di costruzione con questo materiale.
Nel corso degli anni, poi, con l’industrializzazione, s’è diffusa anche in America l’usanza del cemento armato e delle abitazioni in muratura, che però sono state considerate dal governo un “bene di lusso” su cui è prevista una tassa sulla casa, al contrario delle case in legno completamente esenti da ogni tipo di tassazione. Gli americani, quindi, costruiscono case in legno perchè è così che sono abituati, è così che le tecniche costruttive si sono affinate nella storia, perchè costano di meno, costruiscono la casa in pochi mesi dal nulla, in modo rapido, veloce, semplice, economico ed ecologico, rispettando l’ambiente e utilizzando le materie prima della zona.
Ma c’è di più, ed è l’aspetto forse più importante. In america la casa non è mai “per una vita”. La casa è una sorta di “status symbol”, ogni abitazione per ogni americano è sempre e solo “di passaggio”, così come lo è ogni lavoro. Ogni promozione, avanzamento di carriera, miglioramento lavorativo, gli americani sono soliti cambiare casa, andare in un’abitazione più grande, spostarsi in un quartiere più prestigioso ed esclusivo. Anzi, gli americani per migliorare le proprie condizioni lavorative, si spostano spesso anche da uno Stato all’altro, figuriamoci se si fanno il problema della casa. In media gli americani cambiano casa almeno una decina di volte nella loro vita, una cultura tipicamente anglosassone molto diversa dalla nostra, basti pensare che il mercato immobiliare americano realizza ogni anno il quadruplo delle transizioni immobiliari rispetto a quelle dell’Italia.
Gli americani sono un “popolo mobile”, amano spostarsi in continuazione, e amano costruirsi e smontare la casa da soli. Molti americani la domenica si costruiscono la veranda, aggiungono un locale, ampliano il garage. Costruirsi la casa da soli, vivere il “respiro” del legno, la simbiosi con la natura, è un valore, una tradizione, una cultura, un risparmio, una libertà. Significa non dover incatenare i propri figli e nipoti alle fondamenta in cemento armato che per essere economicamente ammortizzate ci vogliono diverse generazioni, significa legarsi indissolubilmente al concetto di “dimora” personale, significa utilizzare il legno perchè è il materiale adatto per ogni clima al punto da riuscire ad isolare al meglio le case d’inverno e a farle respirare d’estate.
E in caso di calamità, come sempre, ricostruiranno tutto meglio di prima.


























Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?