“La teoria di Donald Trump sulla Groenlandia è una totale assurdità”. Così Javier Blas, esperto di energia e materie prime, nel suo editoriale su Bloomerg in merito alle mire espansionistiche del presidente eletto e del suo vice JD Vance per i giacimenti minerari dell’isola danese. Una “iperbole”, spiega Blas, che “dura da 50 anni”: “la Groenlandia ha alcuni depositi minerali, alcuni dei quali persino grandi. E non sorprende perché, geologicamente, è un’estensione del continente nordamericano e sappiamo che gli Stati Uniti e il Canada gode di una significativa dotazione mineraria”.
Secondo l’analista, il desiderio già espresso da Vance di sfruttare le “molte risorse naturali” si scontra con la realtà: “indagini geologiche danesi del 2023 hanno identificato almeno 50 località con potenziale minerario. Di queste, più della metà si trova a nord del Circolo Polare Artico, rendendo il loro sfruttamento molto difficile e costoso, se non impossibile. Qualche sito si trova nella punta meridionale, libera dai ghiacci, il che fa presupporre un potenziale sviluppo dell’industria estrattiva, ma la maggior parte di essi sono piccoli giacimenti”. E in ogni caso, ribadisce Blas su Bloomberg, “la Groenlandia ha pochissime possibilità di svilupparli a causa degli elevati costi di produzione”.
L’indagine
Secondo l’indagine danese citata dall’analista Usa, “i giacimenti groenlandesi potrebbero diventare più economicamente sostenibili in futuro solo se i prezzi delle terre rare dovessero aumentare in modo significativo”, ma “il prezzo degli elementi chiave delle terre rare è aumentato nel 2010-12 durante una disputa commerciale tra Cina e Giappone, ma è sceso con la stessa rapidità con cui era salito”. Blas introduce anche una riflessione sul termine stesso di “terre rare”. Il problema, spiega, “è che raramente sono abbondanti in una concentrazione degna di essere estratta. Anche quando la concentrazione è alta, estrarre gli elementi dal minerale è costoso e molto inquinante. Ecco perché la Cina controlla il mercato. Non solo il gigante asiatico ha più riserve di chiunque altro, ma non si preoccupa nemmeno del costo ambientale delle raffinerie di terre rare”.
In più, sempre secondo l’analisi di Bloomberg, le riserve di terre rare della Groenlandia non sono così estese. Per l’US Geological Survey, autorità nel settore, l’isola ne contiene 1,5 milioni di tonnellate. “Ciò colloca la Groenlandia tra le prime 10 location al mondo, ma ben dietro gli Stati Uniti, così come Cina, Brasile, Vietnam, India e Australia. E l’estrazione di terre rare in tutti quei Paesi è più facile ed economica che in Groenlandia”.
