Un allarme ambientale di grave portata scuote la regione balcanica, dove il fiume Drina, uno dei corsi d’acqua più significativi del territorio, si è recentemente tinto di rosso per un tratto che ha destato preoccupazione tra i cittadini delle zone circostanti. La Drina, che segna il confine tra Bosnia-Erzegovina e Serbia, ha visto le sua acque colorarsi in maniera tanto eclatante da sollevare un’immediata reazione da parte delle autorità locali, con indagini in corso per capire le cause e le responsabilità dietro questo disastro ambientale.
Le immagini che ritraggono il fiume hanno fatto il giro dei media locali e dei social, suscitando paura e indignazione. Le analisi preliminari hanno confermato la presenza di sostanze inquinanti, ma non sono ancora state fornite risposte definitive sui motivi dell’inquinamento.
Secondo quanto riportato dalle autorità, l’incidente sarebbe stato provocato da un’improvvisa accelerazione dello scioglimento della neve, che a causa delle intense precipitazioni ha provocato il trasporto di depositi di bauxite, una materia prima utilizzata per la produzione di alluminio. La zona coinvolta è quella di Zvornik, in Bosnia-Erzegovina, al confine con la Serbia, dove una fabbrica di alluminio ha dichiarato che l’acqua proveniente dai serbatoi di sedimentazione ha contaminato il fiume, riversandosi direttamente nella Drina.
Dragana Dragojlovic, vicedirettrice della fabbrica di alluminio coinvolta, ha confermato che parte dell’acqua dai serbatoi di sedimentazione è finita nel collettore della Drina e dal collettore direttamente nel fiume. Ciò ha avuto non solo effetti devastanti sull’ecosistema fluviale, ma ha anche minacciato la salute delle comunità che dipendono dalla Drina per l’approvvigionamento idrico. Infatti, l’acqua contaminata ha raggiunto la sorgente di Banja Koviljaca, che serve come fornitura per le popolazioni locali.
L’incidente non è isolato: negli ultimi mesi, il fiume Drina aveva già mostrato segni di degrado ambientale, con lunghi tratti coperti da montagne di rifiuti galleggianti.
Le autorità bosniache e serbe sono al lavoro per monitorare i livelli di inquinamento e prevenire ulteriori danni. La procura serba ha già aperto un’inchiesta dopo la denuncia presentata da un’associazione ambientalista locale contro la fabbrica di alluminio coinvolta nell’incidente. Tuttavia, la portata di questo disastro solleva interrogativi sulle misure di sicurezza adottate nelle industrie locali e sulle politiche di protezione ambientale in una regione che, nonostante le sue bellezze naturali, è stata ripetutamente minacciata dall’inquinamento industriale.


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