Il petrolio accelera ancora ed estende i guadagni per la sesta sessione di fila. I futuri sul greggio Wti sono saliti sopra i 74,4 dollari al barile (+0,6%) e quelli sul Brent a 76,99 dollari (+0,64%), avvicinandosi ai massimi di tre mesi, in gran parte sulla scia del calo del dollaro che rende il petrolio denominato in dollari più economico per gli acquirenti stranieri. L’indice del dollaro è sceso di circa l’1%, ritirandosi dai massimi recenti, in seguito alle notizie secondo cui la nuova amministrazione Trump potrebbe adottare dazi più flessibili e meno aggressivi di quelli annunciati in campagna elettorale dal presidente eletto.
La scorsa settimana i prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 5%, supportati dalle aspettative di una maggiore domanda dalla Cina, dal clima più freddo in Europa e negli Stati Uniti e da un calo delle scorte Usa. Dal lato dell’offerta, Goldman Sachs prevede un calo della produzione e delle esportazioni di greggio dell’Iran a causa delle sanzioni piu’ severe sotto la nuova amministrazione Trump. Nonostante questi fattori, le prospettive del mercato petrolifero per l’anno rimangono incerte, con preoccupazioni per un potenziale eccesso di offerta, il possibile ritorno della produzione Opec+ e una domanda più debole dalla Cina.


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