Le proiezioni meteorologiche a medio-lungo termine fornite dal modello ECMWF tracciano un quadro piuttosto preoccupante per la prosecuzione dell’inverno 2025. Secondo le mappe relative alle anomalie di temperatura, precipitazioni e altezze di geopotenziale a 500 hPa, sembra che la stagione invernale stia già mostrando un profilo particolarmente anomalo, caratterizzato da condizioni tutt’altro che tipiche per il periodo. Le temperature sono previste significativamente superiori alle medie climatiche, con valori che rischiano di persistere ben oltre le soglie stagionali in gran parte dell’Europa, Italia compresa. Parallelamente, le precipitazioni appaiono scarse o addirittura assenti in molte aree, aggravando ulteriormente una situazione idrica già critica in alcune regioni. A dominare il quadro meteorologico sembrano essere vasti anticicloni semi-permanenti, che si estendono sull’Europa centrale e meridionale, determinando condizioni di stabilità atmosferica durature.

Questo scenario richiama alla memoria l’inverno 1989-1990, noto come “l’inverno dell’anticiclone dei 100 giorni”, un periodo caratterizzato da un’anomala persistenza di strutture anticicloniche che relegarono il freddo e le nevicate a latitudini ben più settentrionali del normale.
L’inverno 1989-1990 è ricordato in Italia come uno dei più anomali e miti del XX secolo, segnato dalla presenza quasi ininterrotta di un vasto anticiclone che dominò lo scenario meteorologico per gran parte della stagione. Questo fenomeno, noto come “l’anticiclone dei 100 giorni“, stabilì un periodo eccezionalmente lungo di stabilità atmosferica, caratterizzato da temperature insolitamente alte, assenza di freddo significativo e precipitazioni estremamente scarse.
L’anticiclone si posizionò sull’Europa centrale e meridionale, creando una barriera impenetrabile per le perturbazioni atlantiche, che solitamente portano pioggia e neve durante la stagione invernale. Al suo posto, l’Italia e gran parte del continente furono interessate da correnti miti di origine subtropicale, che determinarono valori termici nettamente superiori alla norma, con temperature che in alcune aree raggiunsero livelli primaverili già nel cuore dell’inverno.

Le montagne soffrirono particolarmente questa situazione. Le nevicate furono quasi del tutto assenti sulle Alpi e sugli Appennini, compromettendo la stagione turistica e mettendo in difficoltà l’intero comparto legato agli sport invernali. Anche le città italiane videro un inverno senza particolari episodi di freddo, con minime notturne spesso sopra lo zero e giornate dominate da cieli sereni o lievi foschie.
Questo inverno anomalo ebbe ripercussioni anche sul piano idrico, con un deficit pluviometrico che preoccupò non poco le autorità, già allora consapevoli dell’importanza di garantire riserve d’acqua adeguate per la successiva stagione agricola. La mancanza di piogge e neve, infatti, si tradusse in una carenza idrica che proseguì nei mesi successivi, aggravando la situazione in alcune aree del Paese.
L’inverno 1989-1990 fu anche un segnale di quanto le dinamiche atmosferiche possano essere influenzate da fattori di grande scala, come l’oscillazione dell’Artico o l’attività del jet stream. Sebbene all’epoca i cambiamenti climatici non fossero ancora al centro del dibattito pubblico, oggi eventi come quello dell’anticiclone dei 100 giorni sono visti con occhi diversi, come possibili anticipazioni di uno scenario in cui la variabilità climatica è sempre più marcata. Quell’inverno rimane un esempio emblematico di come un’alterazione prolungata delle condizioni atmosferiche possa condizionare profondamente non solo l’ambiente naturale, ma anche le attività umane e le risorse fondamentali.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?