Due gigantesche “isole”, strutture delle dimensioni di veri e propri continenti, giacciono nascoste nel mantello terrestre, a oltre 2mila km sotto la superficie. Questi misteriosi “supercontinenti“, identificati come “Large Low Seismic Velocity Provinces” (LLSVP), presentano caratteristiche uniche, che stanno rivoluzionando la nostra comprensione della dinamica interna della Terra.
Secondo uno studio dell’Università di Utrecht, pubblicato su Nature, le LLSVP si trovano al confine tra il nucleo e il mantello terrestre e si distinguono per temperature significativamente più elevate rispetto alle placche tettoniche circostanti, più fredde e ricche di antichi materiali subdotti. Le osservazioni suggeriscono che queste strutture siano più antiche di mezzo miliardo di anni e caratterizzate da una rigidità superiore, dovuta a grani minerali di grandi dimensioni.
Le prime evidenze della loro esistenza risalgono alla fine del XX secolo, quando le oscillazioni sismiche di terremoti profondi indicarono la presenza di due enormi regioni: una sotto l’Africa e l’altra sotto l’Oceano Pacifico. Queste aree si comportano in modo peculiare rispetto alle onde sismiche: rallentano il loro passaggio e mostrano un basso livello di smorzamento dell’energia, un fenomeno attribuibile alla granulometria dei materiali che le compongono.
Secondo Laura Cobden, esperta nello studio dei minerali delle profondità terrestri, la differenza nella dimensione dei grani minerali è cruciale. Mentre le placche tettoniche, durante il processo di subduzione, si frammentano in piccoli grani ricristallizzati, gli LLSVP sembrano essere costituiti da grani molto più grandi, con meno confini tra di essi. Ciò non solo riduce lo smorzamento delle onde, ma suggerisce anche una rigidità e un’antichità maggiori.
Queste scoperte mettono in dubbio l’idea tradizionale di un mantello terrestre ben miscelato e in rapido movimento, rivelando invece una complessa stratificazione di materiali e dinamiche. Gli LLSVP giocano un ruolo fondamentale nella comprensione di fenomeni di superficie come il vulcanismo, alimentato dai pennacchi del mantello che originano ai loro margini. Un esempio è l’attività vulcanica sotto le Hawaii.
Oltre al vulcanismo, la conoscenza di queste strutture potrebbe fornire nuovi indizi sui terremoti profondi, come quello di magnitudo 8.2 avvenuto in Bolivia nel 1994 a 650 km di profondità. Comprendere gli LLSVP non solo amplia la nostra visione della Terra, ma aiuta anche a svelare i segreti del suo passato e della sua evoluzione.


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