La scorsa notte, alle 01:05:16 UTC (02:05 in Italia), un violento terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito la regione del Westen Xizang, nel Tibet centrale. L’epicentro, situato a circa 70 chilometri dalla stazione sismologica a banda larga IO.EVN dell’OGS, installata presso l’Osservatorio Piramide dell’associazione EvK2CNR, è stato registrato con estrema precisione. Questa stazione, situata a soli 6 chilometri dal campo base dell’Everest, si è rivelata cruciale per rilevare tempestivamente il sisma. Il terremoto ha avuto conseguenze devastanti, causando numerose vittime nell’area epicentrale e danni estesi, non solo nella regione tibetana ma anche in Nepal. La scossa è stata distintamente percepita nella capitale Kathmandu e nelle aree circostanti, compresa la zona nepalese dell’Everest, dove edifici sono stati gravemente danneggiati.
Questo evento rappresenta il sisma più intenso registrato nella regione dall’aprile 2015, quando un terremoto di magnitudo 7.8 sconvolse l’Himalaya centrale. Quella tragedia, avvenuta quasi un decennio fa, aveva provocato circa 9.000 morti e oltre 20.000 feriti, segnando uno dei capitoli più drammatici nella storia recente dell’Himalaya.

Il terremoto di oggi si inserisce in un contesto di significativa attività sismica che caratterizza la regione tibetana e le aree circostanti. L’Himalaya, una delle zone geologicamente più attive al mondo, continua a registrare eventi sismici di grande rilevanza. Tra gli esempi recenti, il devastante terremoto del Sichuan del 2008, in Cina, che causò quasi 70.000 vittime. Dal 1990 all’inizio del 2024, la Cina ha subito ben 186 terremoti di grande entità, definiti da parametri come una magnitudo di almeno 7.5, danni superiori al milione di dollari, o l’innesco di tsunami. Nello stesso periodo, l’Indonesia ha affrontato 166 eventi sismici significativi.
La storia sismica della regione offre ulteriori testimonianze della sua vulnerabilità. Tra gli eventi più distruttivi figurano il terremoto Assam-Tibet del 1950, di magnitudo 8.6, che causò centinaia di vittime, e quelli di Shillong nel 1897 (M8.7), Kangra nel 1905 (M8.0), e Bihar-Nepal nel 1934 (M8.3). Questi episodi evidenziano non solo la frequenza, ma anche l’intensità dei terremoti che colpiscono quest’area, dove le dinamiche tettoniche sono tra le più attive al mondo.
L’evento sismico di questa notte è un ennesimo promemoria della fragilità di una regione che, oltre a ospitare le vette più alte del pianeta, è continuamente soggetta a forze geologiche che plasmano il suo territorio e mettono a dura prova le comunità locali. La capacità di rilevazione avanzata, come quella offerta dalla stazione sismologica IO.EVN, è fondamentale per monitorare questi fenomeni e mitigare, per quanto possibile, le loro conseguenze.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?