Zika e la pelle-trappola: il virus che trasforma l’uomo in calamita per zanzare

Gli autori hanno dimostrato che il patogeno provoca cambiamenti metabolici nella pelle, trasformandola sostanzialmente da barriera protettiva a 'esca'

Non si accontenta di contagiare una persona, ma si appropria della pelle del suo ospite umano per renderla una ‘calamita per zanzare’, facendo in modo che più insetti si infettino e continuino a diffondere ulteriormente la malattia. E’ la strategia del virus Zika. Missione: dilagare. A svelare il trucco è stato un nuovo studio condotto dalla Liverpool School of Tropical Medicine (Lstm) e pubblicato su ‘Communications Biology’. Gli autori hanno dimostrato che il patogeno provoca cambiamenti metabolici nella pelle, trasformandola sostanzialmente da barriera protettiva a ‘esca’ per attrarre le zanzare, capace di inviare all’insetto segnali chimici mirati.

Zika è finito sotto i riflettori tra il 2015 e il 2016 per l’ondata di casi che ha interessato in quel periodo il Sud America, con anche un boom di microcefalie (una malformazione congenita) nei neonati, registrato in particolare in Brasile, Paese che era allora alle prese con l’organizzazione delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Sebbene la trasmissione del virus sia stata segnalata in più di 90 Paesi, ad oggi, e pur essendo aumentata negli ultimi anni – sulla scia di cambiamento climatico e urbanizzazione – la diffusione della zanzara Aedes aegypti (vettore che trasporta Zika così come Dengue e Chikungunya), si sa ancora “sorprendentemente poco sui fattori che determinano il successo della trasmissione del virus Zika”, rilevano i ricercatori.

Lo studio

Lo studio spiega come il virus altera l’espressione genica e proteica nei fibroblasti dermici, il tipo di cellula responsabile del mantenimento dell’integrità strutturale della pelle. Questi cambiamenti metabolici aumentano la produzione di alcune sostanze chimiche emesse attraverso la pelle, note come composti organici volatili (Voc), che sono attraenti per le zanzare e le incoraggiano a pungere. Le scoperte dei ricercatori sono supportate da un’ampia analisi metaproteomica, una tecnica che esamina l’effetto complessivo dell’interazione di diversi tipi di geni e proteine ​​all’interno di un organismo.

“I nostri risultati – evidenzia Noushin Emami (Lstm), co-autore principale dello studio – dimostrano che il virus Zika non si trasmette solo passivamente, ma manipola attivamente la biologia umana per garantire la propria sopravvivenza”.

Con l’aumento dei casi di Zika e l’espansione del raggio d’azione delle zanzare Aedes, continua, “comprendere i meccanismi con cui ottengono un vantaggio nella trasmissione potrebbe sbloccare nuove strategie per combattere gli arbovirus. Ciò potrebbe includere anche lo sviluppo di interventi genetici in grado di interrompere il segnale trasmesso attraverso la pelle che sembra essere così attraente per le zanzare. Le possibilità sono tanto intriganti quanto urgenti”.

La maggior parte delle infezioni da virus Zika non provoca la malattia; quelle che la provocano causano solitamente sintomi lievi che durano dai 2 ai 7 giorni. In alcuni casi, il virus può causare complicazioni più gravi e, se contratto da una donna incinta, può danneggiare il feto in via di sviluppo. Lo studio è stato condotto in collaborazione con l’Emami Lab dell’Università di Stoccolma, insieme a ricercatori del Nature Research Centre di Vilnius, dell’università di Medicina veterinaria di Hannover, della Molecular Attraction AB, dell’Università di Umeå, della Leibniz University di Hannover e dell’Università di Greenwich.