Dal 1538 ad oggi: perché l’ultima eruzione dei Campi Flegrei ci insegna cosa potrebbe accadere

Il peggior scenario possibile in caso di una nuova eruzione sarebbe un evento paragonabile a quello avvenuto nel 1538, che portò alla nascita del Monte Nuovo, l’ultima manifestazione eruttiva registrata in questa vasta caldera

I Campi Flegrei rappresentano uno dei sistemi vulcanici più complessi e pericolosi al mondo, un’area geologica instabile che ha già dato prova, nel corso dei millenni, della sua potenza distruttiva. Il peggior scenario possibile in caso di una nuova eruzione sarebbe un evento paragonabile a quello avvenuto nel 1538, che portò alla nascita del Monte Nuovo, l’ultima manifestazione eruttiva registrata in questa vasta caldera. L’impatto di un fenomeno simile sarebbe devastante per l’area densamente popolata, considerando che oggi circa 500.000 persone risiedono nella cosiddetta “zona rossa”, un territorio altamente esposto al rischio di flussi piroclastici, esplosioni vulcaniche e possibili collassi del suolo.

Uno degli elementi più temuti in un’eventuale eruzione sarebbe la possibilità di un’esplosione sottomarina, data la vicinanza della caldera al Golfo di Pozzuoli. Un evento del genere potrebbe innescare uno tsunami con onde alte fino a 30 metri, con conseguenze disastrose per le località costiere, tra cui Pozzuoli e Sorrento. La morfologia del territorio e la presenza di masse d’acqua sotterranee potrebbero favorire un’eruzione di tipo freatomagmatico, caratterizzata da esplosioni estremamente violente dovute al contatto tra il magma e l’acqua marina o lacustre. Questo tipo di eruzione aumenterebbe in modo esponenziale la potenza distruttiva del fenomeno, generando colonne eruttive in grado di disperdere cenere e materiale piroclastico per chilometri.

Mappa Campi Flegrei INGV

L’evacuazione delle popolazioni residenti rappresenterebbe una sfida logistica senza precedenti, data l’elevata urbanizzazione della zona e la complessità del sistema viario locale. Almeno 18 città ricadono nell’area a rischio, rendendo necessaria una pianificazione di emergenza estremamente dettagliata per garantire la sicurezza della popolazione. Tuttavia, il problema principale resta l’imprevedibilità dell’evento: nonostante il monitoraggio continuo da parte degli esperti, non è possibile stabilire con esattezza né il momento né il punto preciso in cui potrebbe verificarsi una nuova eruzione.

L’eruzione del 1538

L’ultimo grande episodio eruttivo ai Campi Flegrei risale al 1538, un evento che in pochi giorni modificò radicalmente il paesaggio della zona. Nei mesi precedenti, un’intensa attività sismica aveva anticipato il fenomeno, con scosse sempre più frequenti che culminarono il 29 settembre con l’apertura improvvisa di una bocca eruttiva nel fondale marino vicino a Pozzuoli. L’attività esplosiva si protrasse per diversi giorni, dando origine al Monte Nuovo, che in meno di una settimana raggiunse un’altezza di oltre 130 metri.

L’eruzione si sviluppò in diverse fasi, con un crescendo di esplosioni, emissioni di ceneri e lanci di materiale vulcanico che modificarono drasticamente il territorio. Il 3 ottobre si verificò una fase particolarmente violenta, con l’espulsione di grandi quantità di rocce e lapilli, mentre il 6 ottobre si registrarono gli ultimi fenomeni esplosivi, causando anche vittime tra la popolazione. Il villaggio di Tripergole venne completamente sepolto dalla lava e dai detriti, mentre l’intera area subì una trasformazione geologica significativa.

Le conseguenze di quell’eruzione furono determinanti per la comprensione del comportamento del sistema vulcanico flegreo. Uno degli effetti più duraturi fu l’intensificazione del fenomeno del bradisismo, che da allora ha continuato a caratterizzare l’area, con fasi di sollevamento e abbassamento del suolo che testimoniano l’attività sotterranea del vulcano. L’evento del 1538 viene classificato come un’eruzione esplosiva idromagmatica di media entità, ma la sua importanza storica e scientifica risiede nel fatto che ha dimostrato come il sistema flegreo sia in grado di trattenere enormi quantità di magma e rilasciarne solo una parte in modo localizzato.

La situazione odierna

Oggi, il livello di allerta per i Campi Flegrei rimane fissato sul “giallo”, un segnale che indica una sorveglianza attiva senza un pericolo imminente. Tuttavia, il vulcano resta attivo, e la comunità scientifica continua a monitorarlo attentamente, consapevole che un nuovo episodio potrebbe verificarsi in futuro. L’equilibrio instabile di questa caldera millenaria pone interrogativi cruciali sulla capacità di prevedere e gestire un’eventuale eruzione, che, sebbene non imminente, rimane uno dei rischi geologici più significativi del Mediterraneo.