L’Africa si sta riscaldando a un ritmo superiore rispetto al resto del pianeta, con gravi conseguenze per la sicurezza alimentare e gli ecosistemi locali. Secondo un rapporto del Centro internazionale per l’agricoltura e le scienze biologiche (CABI), il continente ha già superato un aumento medio annuo di 0,5°C per decennio negli ultimi 30 anni e potrebbe oltrepassare la soglia critica di +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali entro il 2050.
Le regioni più colpite saranno l’Africa del Nord, australe e occidentale, con aumenti di temperatura stimati tra 1,1°C e 2,5°C entro metà secolo. Se le emissioni globali continueranno senza significative riduzioni, il riscaldamento potrebbe avvicinarsi ai 4°C entro la fine del XXI secolo. A ciò si aggiunge una riduzione delle precipitazioni del 4% entro il 2050 e un innalzamento del livello del mare di mezzo metro, minacciando aree costiere e regioni agricole chiave.
L’impatto più grave riguarderà la produzione agricola: il mais in Africa occidentale potrebbe ridursi fino al 57%, il sorgo fino al 48% e il miglio perla fino al 12%. In Africa del Nord, la produzione di cucurbitacee potrebbe calare tra il 10% e il 15%, aggravando la crisi alimentare e l’inflazione.
Per contrastare questi effetti, il rapporto sottolinea la necessità di trasformare i sistemi agricoli rendendoli più resilienti. Tra le soluzioni proposte vi sono il finanziamento alla ricerca agricola, l’adozione di tecniche di coltivazione adattate al clima, la protezione degli ecosistemi e la gestione sostenibile delle risorse idriche.


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