Due anni fa il catastrofico terremoto in Turchia, tra commemorazione e promesse mancate

Il rischio sismico in Turchia rimane elevato e le misure di prevenzione sono ancora insufficienti

Due anni fa la Turchia è stata scossa da un terremoto magnitudo 7.8, il più devastante del secolo, che ha causato la morte di quasi 60mila persone e lasciato intere città in macerie. Oggi il Paese si ferma per commemorare le vittime di quella tragedia che ha colto nel sonno centinaia di migliaia di residenti, in particolare nella provincia di Hatay, tra il Mar Mediterraneo e il confine con la Siria, l’area più colpita.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito il sisma un disastro di proporzioni inimmaginabili. Tuttavia, la risposta post-tragedia ha mostrato diverse criticità: 670mila persone vivono ancora in container, mentre la ricostruzione procede a rilento. Ad oggi, 201.500 nuove abitazioni sono state consegnate, con altre 220mila previste entro la fine dell’anno. Sul fronte della giustizia, 189 persone sono già state condannate per negligenza edilizia e oltre 1.800 imputati sono sotto processo.

Erdogan visiterà Adiyaman per commemorare le vittime, ma le polemiche non si placano. L’opposizione denuncia le promesse non mantenute, tra cui la ricostruzione di 300mila case in un anno. Nel frattempo, il rischio sismico in Turchia rimane elevato e le misure di prevenzione sono ancora insufficienti.