Eruzione Etna: cenere lavica sui paesi etnei, tremore vulcanico ancora a livelli alti

Il valore del tremore vulcanico si mantiene elevato, segnalando un'intensa attività magmatica

L’Etna torna a farsi sentire (e vedere) con una nuova eruzione sommitale che sta interessando il vulcano attivo più alto d’Europa. L’evento, iniziato l’8 febbraio scorso, ha visto l’apertura di una bocca effusiva a quota 3.050 metri, alla base del cratere Bocca Nuova. Da qui, una colata lavica si sta lentamente dirigendo verso Sud/Ovest, fermandosi attorno ai 1.800 metri di quota, senza rappresentare una minaccia diretta per i centri abitati.

Il valore del tremore vulcanico si mantiene elevato, segnalando un’intensa attività magmatica nei condotti interni del vulcano. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)- Osservatorio Etneo di Catania sta monitorando costantemente l’evoluzione del fenomeno. Intanto, una nube di cenere lavica si è alzata dalla sommità dell’Etna, trasportata dai venti verso Sud/Est, causando ricadute di materiale vulcanico su diversi paesi dell’area.

L’attività eruttiva ha anche avuto ripercussioni sul traffico aereo. La SAC, società di gestione dell’aeroporto di Catania, ha disposto la chiusura dello spazio aereo nel settore B1 fino alle 18:30, con un parziale ripristino delle operazioni di volo in arrivo. Nessuna restrizione, invece, per le partenze. I passeggeri sono invitati a verificare lo stato del proprio volo prima di recarsi in aeroporto.

Etna da Linguaglossa

Il fronte lavico, poco alimentato, ha superato la pista Altomontana e supera quota 1.900 metri e non ci sono più esplosioni freatiche. Centinaia di persone, quasi tutte ben attrezzate e ben accompagnate dalle guide alpine e vulcanologiche” osservano l’eccezionale fenomeno, ma ieri pomeriggio c’è stato “un afflusso costante dalla strada provinciale 92 e dalla strada Milia di un migliaio di persone, posteggio selvaggio ai margini delle strette strade, blocco della circolazione a piano Vetore e impossibilità di passaggio dei mezzi di soccorso“: è quanto ha affermato il capo dipartimento della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, sottolineando che ha “comunicato la situazione di rischio al prefetto per attivare le Forze dell’ordine e la polstrada“.

La Protezione civile regionale ieri ha attivato 4 associazioni di volontariato, da Belpasso, Ragalna, Nicolosi e Adrano per dare assistenza alla popolazione e per indurre gli automobilisti a non percorrere le strade già intasate. Una situazione che ricorda l’assalto a Roccaraso, ma con pericoli maggiori perché sono bloccate le vie di fuga e di emergenza. La Protezione civile regionale ha ai sindaci, oltre all’emanazione di apposite ordinanze, la presenza di vigili urbani e di dipendenti comunali e al sindaco metropolitano la polizia provinciale e il Gatto delle nevi per i soccorsi nella circolazione piano vettore bloccata. “Il tema – ha spiegato Cocina – è quello di coniugare le esigenza di fruizione del vulcano con quelle di sicurezza. Non è propriamente un evento calamitoso di protezione civile piuttosto legato alla fruizione del Vulcano e quindi coinvolgente anche il Parco dell’Etna e il governo del territorio e su questo occorre confrontarsi“.