Negli ultimi giorni, l’attività vulcanica dell’Etna ha continuato a suscitare un’intensa attenzione scientifica, con fenomeni di vario tipo monitorati dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Le osservazioni si sono concentrate su una serie di eventi significativi, tra cui l’attività effusiva proveniente da una fessura eruttiva alla base del cratere Bocca Nuova, l’intensa attività stromboliana al Cratere di Sud/Est, e il degassamento dai crateri sommitali. Le analisi geochimiche e sismiche hanno rivelato un incremento dei terremoti da fratturazione e un elevato livello di tremore vulcanico, mentre l’interazione della lava con il manto nevoso ha causato esplosioni freatiche. Il monitoraggio satellitare ha documentato flussi di lava significativi, che hanno raggiunto quote elevati e ricoperto ampie aree, segnando un’evoluzione interessante nella fase eruttiva in corso.
In dettaglio, nel consueto bollettino settimanale, pubblicato oggi e relativo al periodo 10-16 febbraio 2025, si legge: “Durante il periodo di osservazione, l’attività vulcanica dell’Etna è stata monitorata attraverso l’analisi delle immagini fornite dalla rete di telecamere di sorveglianza dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo (INGV-OE), e mediante diversi sopralluoghi condotti giornalmente dal personale INGV-OE nei giorni 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 16 febbraio. Nel corso della settimana, l’attività effusiva prodotta dalla fessura apertasi l’8 febbraio è proseguita. Il Cratere di Sud/Est (CSE) ha mostrato un’attività stromboliana di intensità variabile accompagnata da emissioni di cenere vulcanica, mentre i crateri Bocca Nuova (BN), Voragine (VOR) e Nord-Est (CNE) sono stati caratterizzati da un’attività di degassamento a regime variabile“.

dall’elaborazione delle immagini acquisite da drone il 12 settembre 2024, per i crateri BN, VOR e CNE, e il 31 luglio 2024
per il CSE. CSE= cratere di Sud Est, CNE=cratere di Nord Est VOR= Voragine BN= Bocca Nuova. Curve di livello
geoidiche ogni 100 m
Nel corso della settimana, “è proseguita l’attività effusiva alimentata dalla fessura eruttiva apertasi alla base del cratere BN, ad un’altitudine di circa 3050 metri sul livello del mare (s.l.m.)“. Il flusso lavico, “ben visibile dal versante sud-ovest, dal 10 febbraio è stato alimentato per tutta la settimana. L’11 febbraio, il fronte più avanzato aveva raggiunto una quota di circa 2150 metri; il 13 febbraio il fronte era a circa 1960 m con uno spessore tra i 6-8 metri. Durante i sopralluoghi condotti dal personale INGV-OE domenica 16 febbraio, è stato rilevato che il fronte più avanzato aveva oltrepassato la pista altomontana. La mappa della colata è stata elaborata analizzando i prodotti fotogrammetrici ottenuti da due sorvoli con drone il 14 e il 16 febbraio, e dalle immagini satellitari Skysat e Sentinel 2. La colata, nelle 48 ore intercorse tra i due rilievi ha percorso 380 m. La colata, inoltre, ha una lunghezza di 4,2 km e ha ricoperto un’area da inizio eruzione al 16 febbraio pari a 0,3 × 10^6 m^2. Il volume è pari a 2,1 × 10^6 m^3 e l’errore nel calcolo del volume è il 40%“.


sullo sfondo l’emissione di cenere dal CSE
Durante la settimana, “l’interazione tra la lava e il manto nevoso ha provocato improvvise esplosioni freatiche. Infatti, il flusso lavico in avanzamento può interagire con sacche di neve, che, una volta vaporizzate a causa delle alte temperature (fino a diverse centinaia di gradi centigradi), possono originare tali esplosioni, proiettando frammenti incandescenti di lava fino ad alcune centinaia di metri di distanza. Queste esplosioni sono state segnalate da guide vulcanologiche presenti sul campo“.
Al CSE è stata inoltre osservata “un’attività esplosiva prodotta da almeno due bocche attive, come documentato sia dalle immagini della telecamera di videosorveglianza dell’INGV-OE, sia dalle osservazioni sul campo effettuate dal personale INGV-OE il 12 febbraio. Durante questo sopralluogo è stata anche rilevata una debole attività esplosiva da una bocca apertasi tra il CSE e il cratere BN. Il CSE è stato caratterizzato anche da blande emissioni di cenere vulcanica, che venivano rapidamente disperse dai venti e si depositavano nelle immediate vicinanze della sommità del vulcano. Tuttavia, il 12, 14 e 16 febbraio, l’analisi delle immagini del sistema di videosorveglianza dell’INGV-OE, insieme alle osservazioni sul campo, ha evidenziato un incremento dell’emissione di cenere vulcanica. In particolare, sebbene spesso ostacolata dalla presenza di copertura nuvolosa, l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza dell’INGV-OE, opportunamente calibrate, ha permesso di stimare che la colonna eruttiva non ha superato i 5500 metri di altezza sul livello del mare. Durante i sopralluoghi effettuati dal personale INGV-OE è stata raccolta cenere fine a Zafferana (12 febbraio), lungo la strada Mareneve (14 febbraio) e in contrada Milia presso Ragalna (16 febbraio). Infine gli altri crateri sommitali sono stati caratterizzati da un’attività di degassamento a regime variabile“.
L’analisi della pericolosità “indica che se l’attività eruttiva dovesse proseguire, la colata potrebbe raggiungere una quota di ~1600 m s.l.m. Le analisi delle ceneri indicano che l’attività esplosiva, all’attuale è alimentata da un magma magma relativamente raffreddato e degassato L’analisi della composizione del magma indica che non si registra arrivo di magma profondo e primitivo nel “reservoir” magmatico che alimenta l’eruzione“. “Non è possibile escludere un evoluzione dei fenomeni verso un’attività più energetica con formazione di colonne eruttive, nubi di cenere, flussi piroclastici ed esplosioni idro-magmatiche” conclude il bollettino INGV.


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