“Il fronte lavico, da un’ora circa, non avanza più. Potrebbe essere una stasi temporanea, ma si saprà solo domani. Sono stato informato pochi istanti fa dai colleghi che sono sull’Etna. Anche se al momento c’è una colata attiva”. Lo ha detto in un’intervista a Elvira Terranova per Adnkronos Giuseppe Salerno, responsabile del monitoraggio vulcanologico dell’Osservatorio Etneo dell’INGV. La colata lavica che, partita da 3000 metri, ha superato la pista Altomontana e raggiunto i 1900 metri, avanza sulla neve e sta attirando tantissimi turisti e curiosi, in un afflusso che ricorda quello dei giorni scorsi a Roccaraso. Nonostante sia molto affascinante, l’eruzione cela anche grandi pericoli, come le esplosioni freatiche che si generano dal contatto tra la lava e la neve. Tali esplosioni possono proiettare blocchi e frammenti di lava incandescente, mettendo in pericolo chiunque si trovi nelle vicinanze.
“Io non ho il ruolo né le competenze per prendere una posizione – spiega Salerno all’Adnkronos – la competenza è della Protezione Civile. Quello che possiamo dire, come comparto scientifico, è che si possono verificare esplosioni improvvise, ovviamente c’è un rischio reale”.
Nei giorni scorsi, un escursionista ha fatto un video poi postato sui social, in cui tira fuori dallo zaino della salsiccia e la poggia sulla colata lavica. “È folklore – dice Salerno – ma considerate che una colata lavica emette dei gas… Spero che questi gesti non vengano emulati”.
Nell’eruzione iniziata lo scorso 8 febbraio alla base della Bocca Nuova, il cratere di Sud-Est ha mostrato un’attività stromboliana di intensità variabile accompagnata da emissioni di cenere vulcanica. Nel frattempo la Bocca Nuova, Voragine e Nord-Est sono stati caratterizzati da un’attività di degassamento a regime variabile.



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